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713 anni di Sapienza nel segno del dialogo tra culture
Eventi
 


Foto sopra: Fatima Ezzhara Ez Zaitouni, foto di Stefania Sepulcri - Sapienza Ufficio Stampa e Comunicazione


Il 21 gennaio è stato inaugurato l'anno accademico 2015-2016 della Sapienza Università di Roma alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Il rettore Eugenio Gaudio, nella prolusione dal titolo "Più cultura e università per cambiare il Paese", rimarcando l'importanza della cultura, ha illustrato gli impegni, gli investimenti e i progetti dell'Ateneo più grande d'Europa ed ha concluso sottolineando l'impronta che i docenti possono lasciare nella vita degli studenti: non tanto per il contenuto del sapere trasmesso quanto per aver acceso in loro «la scintilla dell'amore per il sapere».
La lectio magistralis di Paolo Portoghesi ha tracciato la storia di ottant'anni della Città Universitaria, «esempio di un'altra modernità».
Le parole pronunciate da Fatima Ezzahra Ez Zaitouni - studentessa di Scienze politiche, sociologia, comunicazione e della Scuola superiore di studi avanzati - dimostrano che il dialogo tra culture diverse è possibile e che l'università svolge in tal senso un ruolo importantissimo (vedi il "Focus" del n. 138 di Universitas, appena pubblicato, pp. 7-16). Una testimonianza che abbiamo scelto di riportare integralmente, perché l'istruzione continua a rimanere la chiave per aprire la porta di un futuro diverso. (Isabella Ceccarini)

 
In questo mio breve intervento vorrei condividere con voi il significato che hanno per me due parole: dialogo interculturale e ottimismo.

Essere portatrice di due culture contemporaneamente è per me motivo di grande orgoglio. Avevo otto anni quando mi sono trasferita in Italia: un Paese nuovo, una cultura nuova, una lingua nuova e tanta curiosità e voglia di conoscere. L'incontro e il dialogo con la diversità e la pluralità è iniziato subito, e questo mi ha aiutato molto a crescere a livello umano e come forma mentis, nonché a prendere consapevolezza che è più saggio arricchire la propria persona tramite il confronto, piuttosto che assumere un atteggiamento di chiusura e rifiuto verso ciò che è "diverso". Viviamo in un mondo e in una società sempre più orientati verso la compresenza di più culture, e lo stimolo che riceviamo dall'esterno è quello di allargare i nostri orizzonti e interagire con culture diverse e nuove prospettive. Uno degli strumenti che abbiamo a disposizione per riuscire in questa sfida è senz'altro il dialogo interculturale, all'insegna del rispetto reciproco e della consapevolezza che confrontarsi con l'altro non significa competere per prevalere: significa, piuttosto, crescere insieme arricchendosi vicendevolmente e sviluppando una coscienza critica della realtà che ci circonda.

Oggi, essere studentessa in questa grande università mi ha permesso di entrare in contatto con studenti di diverse culture e provenienze, inducendomi a riflettere ulteriormente sull'importanza del dialogo e del confronto come strumenti per combattere stereotipi e pregiudizi, e per riuscire a gestire virtuosamente la diversità. Per riuscire in questo, è necessario potenziare gli spazi di dialogo e confronto interculturale, individuando le criticità,  ma soprattutto facendo emergere i numerosi esempi positivi.

da sinistra: Fatima Ez Zaitouni, Eugenio Gaudio (rettore Sapienza), Paolo Portoghesi (professore emerito della Sapienza), Andrea Putignani (Direttore Area Affari Istituzionali)
foto Stefania Sepulcri - Sapienza Ufficio Stampa e Comunicazione

Mi piace pensare al dialogo interculturale anche sotto un'altra ottica: come confronto non soltanto fra persone appartenenti a sistemi valoriali differenti, ma anche come interazione tra i vari saperi che compongono una stessa cultura. Essere allieva della Scuola Superiore mi ha permesso di vivere concretamente anche questa seconda prospettiva. Avere la possibilità di confrontarsi su temi importanti con studenti di facoltà differenti induce a uscire dalla propria comfort zone, a confrontarsi con colleghi che guardano il mondo da angolazioni diverse, ad arricchirsi e, perché no, anche ad arricchire. Il risultato è un fruttuoso dialogo tra i saperi, un network di idee, prospettive e approcci, e la consapevolezza che la cultura è tanto più arricchente, quanto più fa convivere al proprio interno diverse prospettive. Sappiamo bene che in questo momento cultura, civiltà, valori come il dialogo e la convivenza sono sotto attacco ed è per questo che dobbiamo riappropriarcene, impugnandoli fieramente e con determinazione contro chi tenta di propagandare l'odio, la violenza e vuole rinnegare la ricchezza insita nella diversità. Dobbiamo farlo come collettività e come singoli, come comunità accademica e come studenti. Dobbiamo farlo per tutti quei giovani, come Valeria Solesin, che mancano all'appello di questo nuovo anno accademico. È una sfida che dobbiamo cogliere, tenendo presente che, come disse qualcuno, "quando un uomo con la pistola incontra un uomo con la penna, l'uomo con la pistola è un uomo morto".

Mi sono sempre chiesta che cosa vuol dire essere ottimisti, e devo ammettere che c'è una definizione che mi piace particolarmente: essere ottimisti significa avere la saggezza e l'intuizione di muovere le cose in direzione positiva, considerandone l'aspetto migliore pur rimanendo concentrati sulla realtà. Ed è questo, io credo, il tipo di approccio di cui abbiamo bisogno oggi, soprattutto noi giovani. Essere realisticamente ottimisti. Tendiamo spesso a vedere esclusivamente la metà vuota del bicchiere, ad arrenderci difronte alla prima difficoltà, al primo esame non superato o alla prima delusione lavorativa, rischiando di dimenticare quanto di meraviglioso c'è nelle nostre vite. È vero, viviamo in un momento storico molto delicato e complesso, ma ciò non deve indurci a cedere alla rassegnazione e alla passività. Tante sono le difficoltà, tanti i problemi, è innegabile, ma nel quotidiano di ciascuno di noi tante sono anche le cose che si possono fare.

Scommettere su se stessi. La sfida di diventare ciò che si è. Era il titolo della mia tesina per l'Esame di Stato ed è oggi il mio augurio per tutti noi giovani e studenti: ritornare a credere in noi stessi, riacquisire fiducia in quello che facciamo e iniziare con piccoli, o anche piccolissimi, passi a lavorare concretamente per realizzare quello in cui crediamo.

 

(28 gennaio 2016)


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