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Accesso all’istruzione universitaria: è solo questione di soldi?
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Dirk Van Damme, esperto OCSE di istruzione superiore, ha affermato di recente che «il meccanismo di sostegno finanziario che aiuta gli studenti universitari provenienti dalle famiglie meno abbienti ha fatto poco per incrementare l'accesso all'istruzione superiore».

Van Damme sottolinea che, mentre le università sono state trasformate da istituzioni d'élite in istituzioni di massa, l'espansione del sistema non si è tradotta in maggiori opportunità educative. Chi si trova in fondo alla scala sociale non può accedere all'istruzione superiore, nonostante i governi cerchino di aumentare gli aiuti. Quindi le politiche nazionali sulle tasse e gli aiuti fanno poca differenza per gli studenti svantaggiati?

Eurydice ha evidenziato come le spese sostenute dagli studenti e il sostegno che ricevono siano un aspetto chiave della dimensione sociale dell'istruzione superiore. Qualunque sia la realtà economica e politica di un paese, il dibattito sulle tasse è sempre molto acceso e le recenti proteste studentesche in Sudafrica ne sono un esempio. Cambiare l'equilibrio tra le tasse e gli aiuti è una leva che i governi possono azionare quando le istituzioni di istruzione superiore godono di una sostanziale autonomia. Ma in che direzione azionarla per aiutare i più svantaggiati?

Dal 2011, Eurydice pubblica una relazione annuale sulle spese per l'istruzione superiore e sul sostegno finanziario in ogni paese europeo: la cosa più evidente sono proprio i differenti approcci nazionali in materia. Ne derivano quattro tipi di sistema: in primo luogo, ci sono paesi dove le tasse sono relativamente alte per la maggior parte degli studenti, mentre una piccola parte di essi riceve un sostegno finanziario in base al reddito o al rendimento. Possiamo dire che questi paesi (tra cui Italia, Spagna, Lettonia, Lituania e Svizzera) offrono un "sostegno mirato".

Un secondo tipo di sistema è quello dove le tasse sono alte, ma il sostegno finanziario è molto diffuso (Regno Unito, esclusa la Scozia). Qui, sebbene tutti gli studenti debbano pagare circa 12.000 euro l'anno, in realtà pagano dopo il conseguimento della laurea, e anche allora i laureati pagano solo una percentuale di guadagno al di sopra di una determinata soglia salariale. Circa il 60% degli studenti del primo ciclo può beneficiare di sovvenzioni e tutti possono avere dei prestiti. Pertanto, anche se gli studenti arrivano alla fine degli studi con un debito molto alto, hanno dei soldi intasca durante gli anni universitari. Potremmo definire questo modello come "studio ora, pago poi".

Il terzo modello prevede tasse basse, se non inesistenti, e un sostegno molto diffuso. È il modello in vigore nei sistemi nordici, come anche a Malta, Cipro e Scozia. L'obiettivo è quello di offrire a tutti uguale sostegno, e potremmo chiamarlo "sostegno per tutti". L'ultimo modello combina bassi livelli di tasse con bassi livelli di aiuti. Questo sistema - che potremmo definire " finanziamento zero" - è presente in alcuni paesi dei Balcani occidentali.

Quale, tra questi modelli, aiuta maggiormente gli studenti meno abbienti? Molti potrebbero pensare istintivamente che il modello "sostegno per tutti" favorisca la partecipazione allargata. Eppure le statistiche dimostrano che i paesi che attuano queste politiche hanno dei problemi nell'attrarre studenti svantaggiati. Ad esempio, se confrontiamo i tassi di partecipazione di studenti meno abbienti in Scozia ("sostegno per tutti") e in Inghilterra ("studio ora, pago poi") non si rilevano differenze significative, e nessuno dei due sistemi può vantare particolari successi.

Forse la conclusione più importante che se ne trae è che, qualunque sia il modello di tassazione e di sostegno, solo una piccola parte dei nostri sistemi di istruzione superiore è riuscita ad aprirsi in modo significativo ai gruppi svantaggiati. Mentre si possono avere opinioni diverse sulle tasse e sul sostegno, un cambio di politica solo in questo campo può avere un impatto soltanto marginale sul miglioramento delle disuguaglianze educative. Se davvero vogliamo un cambiamento, dobbiamo affrontare le radici della disuguaglianza e dello svantaggio nei nostri sistemi di istruzione molto prima e molto più profondamente, cominciando dall'educazione primaria. Pierre Bourdieu (sociologo e filosofo francese, ndt) ha evidenziato il ruolo dei sistemi di istruzione nel riprodurre la differenza sociale più di trent'anni fa: «Cultura e istruzione [...] sono estremamente importanti nell'affermazione delle differenze tra gruppi [...] e nella riproduzione di quelle differenze». Sicuramente è arrivato il momento di prendere seriamente in considerazione il modo in cui realizzare le migliori politiche per dare a tutti i bambini le stesse opportunità educative.

 

Traduzione a cura di Isabella Ceccarini dell'articolo di David Crosier ed Elisa Simeoni, Focus on: Is money the solution to widening participation in higher education?, 15 February 2016, © European Union, 1995-2016
(24 febbraio 2016)

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