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L’umanizzazione della medicina globalizzata
Sebastiano Filetti, Sergio Morini (a cura di)
 


collana "Una cultura per un nuovo umanesimo" vol. 6 - Scienze biomediche, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2015

S. Filetti e S. Morini hanno raccolto in questo volume di forte incidenza etico-morale gli interventi di 25 autori - docenti, ricercatori e professionisti che operano in diversi settori della medicina - che convergono in una visione unitaria "umanistica".

Gli sviluppi delle indagini e delle scienze biomediche a livello internazionale, la pluralità dei mezzi e delle più sofisticate tecnologie, l'aumento delle discipline mediche e delle specializzazioni, la frammentazione della nozione di salute, la gestione economica e la deriva burocratico-contrattualistica del sistema sanitario portano, innanzitutto, a una health professional education in cui domina il modello biomedico riduzionista e a una formazione curriculare che stenta ad abbracciare un nuovo approccio bio-psico-sociale per una "salute globale" (global health education). Di conseguenza, si è affermata una pratica medica "efficientista" il cui obiettivo è la sconfitta della malattia piuttosto che la cura del paziente.

Per affrontare i problemi della formazione medica e per migliorare le performance cliniche e umane del medico occorre innanzitutto rifondare un quadro di riferimento teorico che insegni che la malattia è una condizione di limite determinata tanto dalla biologia quanto da fattori tanto psico-socio-culturali che demografico-economici, anche se «la medicina moderna ci ha abituato all'idea che la tecnologia possa risolvere (quasi) ogni problema legato alla salute, e che ad essa ci si debba affidare quale àncora di salvezza».

Il campo di ricerca che ha segnato alla fine del XX secolo un cambiamento epocale per la scienza medica è quello della biologia molecolare e dell'ingegneria genetica. Lanciato nel 1990, il Progetto internazionale "Genoma umano" per la decodificazione dell'intero patrimonio genetico dell'uomo ha pubblicato i suoi primi risultati dal 2001 ma ancora parte di essi sono in corso di elaborazione. L'enorme massa di informazioni e dati di sequenziamento e di archiviazione ha prodotto anche la nascita di una nuova ulteriore disciplina: la Bioinformatica. Se tale progresso delle conoscenze bio-genetiche e la complessità biologico-molecolare di ogni uomo rappresenta «una fonte di ricchezza e un dono per ciascun singolo individuo», tuttavia esiste il rischio del «relativismo biologico», che condurrebbe a «un eccesso di tecnicismo nel rapporto medico-paziente» per cui il medico diventa vittima di scientismo e il paziente è visto come un insieme di molecole, e non una persona, unità di anima e corpo. È proprio interrogandosi sulla persona, sulla fragilità umana nell'esperienza della malattia e sul medico di fronte alla malattia, che si delinea per la medicina il compito di «ricontestualizzare il paziente come persona rispetto ai sintomi che si stanno studiando».

Alcuni autori ritengono le riforme curriculari introdotte negli ultimi tempi abbiano «aumentato e diminuito il numero degli esami, armonizzato e standardizzato alcuni parametri, non entrando nel merito dell'innovazione dell'approccio, dei contenuti e delle metodologie»: i programmi didattici delle università tradizionalmente hanno per base il concetto di "malattia" anziché quello di "salute". Restano così aperte alcune domande: «Le scuole di medicina sono in grado di formare professionisti capaci di rispondere ai bisogni delle persone e delle comunità che andranno a servire? Come rispondono alle sfide della globalizzazione e della complessità? Come affrontano il tema della responsabilità sociale?».

Alla fine del libro sono riportate due esperienze esemplari di ricerca di modelli di cura della salute e di umanizzazione della medicina, i cui protagonisti sono, da una parte, studenti, professori, istituti e operatori sanitari, e, dall'altra, pazienti particolarmente vulnerabili quali, in un caso, migranti e rifugiati nella capitale d'Italia, nell'altro caso, bambini e ragazzi in età pediatrica in Palestina. 

Ma nel cuore del libro c'è un altro grande tema: la qualità della vita nella medicina globalizzata. «Esiste in medicina una definizione condivisa di qualità della vita? Quali sono i criteri per definirla? È possibile misurare la qualità della vita?». La cultura attuale esalta il benessere fisico facendolo coincidere con salute-valore-dignità; di conseguenza, secondo questa tendenza predominante, precarietà, vecchiaia, malattia, dolore costituiscono limiti che possono rendere la vita non degna di essere vissuta. Papa Francesco ha voluto denunciare nella XXIII Giornata mondiale del malato (2015) questo malinteso nel concetto di "salute": «Quale grande menzogna si nasconde dietro certe espressioni che insistono tanto sulla "qualità della vita", per indurre a credere che le vite gravemente affette da malattia non sarebbero degne di essere vissute!», sottolineando che la vita dell'uomo è una condizione imperfetta, sempre, e pertanto bisognosa di cure e del tempo caritatevole della cura.  

Antonella Soave
(febbraio 2016)


 

 
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