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Meno borse di studio, meno immatricolati all’università
Diritto allo studio
 


Dopo il forte aumento successivo alla riforma universitaria della fine degli anni '90, gli effetti della crisi economica negli ultimi dieci anni hanno maggiormente penalizzato l'accesso universitario da parte degli studenti con background sociale ed economico meno favorevole. È quanto emerso dall'indagine La diminuzione delle borse di studio universitarie: dati, analisi e prospettive, pubblicata dalla Fondazione Agnelli, istituto indipendente di cultura e di ricerca nelle scienze umane e sociali.

L'indagine evidenzia come la contrazione al diritto allo studio sia stata una delle possibili cause del declino numerico delle immatricolazioni universitarie registrato negli ultimi anni ed ipotizza conseguenti linee di intervento. Contrariamente ad altri Paesi UE (come Spagna, Germania e Francia) che hanno risposto alle difficoltà attuando politiche anticicliche e potenziando gli aiuti studenteschi, nel nostro Paese i beneficiari delle borse di studio sono diminuiti del 9%. A tale riduzione hanno contribuito sia le norme nazionali e le conseguenti decisioni regionali che hanno limitato la platea dei possibili soggetti beneficiari, sia le insufficienti risorse specifiche come i contributi statali, regionali e la tassa regionale sul diritto allo studio (€510 milioni nell'a.a. 2014-15), incapaci di garantire il beneficio a tutti gli aventi diritto. Nell'anno accademico 2014-2015, in media il 12% degli studenti regolari ha ottenuto una borsa di studio (il 7% in Campania e Lazio, il 35% in Bolzano e in Basilicata).

La ricerca rivela, inoltre, forti differenze, squilibri e divari regionali sia nella gestione dei criteri di idoneità che nel finanziamento e nell'ammontare medio delle borse, determinato da diverse tipologie di beneficiari (in sede, fuori sede, pendolari) e influenzato dall'esistenza di altri strumenti di sostegno al diritto allo studio (posti alloggio, pasti, ecc.).

Per una ripresa delle immatricolazioni e della quota di laureati, vengono dati suggerimenti per rivedere gli odierni meccanismi che regolano l'erogazione del diritto allo studio, tra cui:

- un possibile utilizzo del sistema di finanziamento agli Atenei per favorire una gestione decentrata delle borse di studio, incentivando le università ad accrescere la quota base di finanziamento attraverso l'acquisizione di quegli studenti che senza borsa non avrebbero intrapreso il percorso universitario; 

- un consistente rifinanziamento dei fondi statali per il diritto allo studio, di cui costituisce un buon segnale, seppure non risolutivo, lo stanziamento di 54 milioni di euro aggiuntivi iscritto nella Legge di stabilità 2016;

- il mantenimento dei finanziamenti regionali in aggiunta alla tassa regionale versata da ogni studente "non idoneo", capace di assicurare al sistema più di 220 milioni di euro annuali;

- il raccordo con gli altri strumenti a sostegno del diritto allo studio (gestione degli oltre 42.000 posti alloggio e l'erogazione di oltre 20 milioni di pasti), che rimangono in capo alle Regioni e agli Enti per il diritto allo studio;

- il potenziamento dei prestiti d'onore, che permettono di adottare le misure di sostegno alla pluralità di esigenze e di condizioni esistenti.

 


Luigi Moscarelli
(2 marzo 2016)

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