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Dal mondo accademico validi motivi per rimanere nell’UE
Regno Unito
 


In vista del referendum del 23 giugno 2016, gran parte dei rettori delle università britanniche sta esprimendo un sostegno senza riserve al permanere del Regno Unito nell'Unione Europea, esortando a valutare i benefici che ne scaturiscono anche per l'istruzione superiore e la ricerca scientifica.

Il Rapporto Gone International: the value of mobility - prodotto dalla UK Higher Education International Unit's - ha effettuato una comparazione dei risultati accademici e lavorativi conseguiti dagli studenti di primo ciclo in mobilità, al termine degli studi nell'a.a. 2013-14, rispetto a quelli rimasti in patria. L'importanza dell'esperienza internazionale emerge in vari settori: occupabilità (74,8% a favore del primo gruppo rispetto al 67,1%), acquisizione di competenze linguistiche e interculturali, migliore votazione finale (81% rispetto al 72%), prosecuzione di un'ulteriore attività formativa e più soddisfacenti guadagni.

Viene evidenziata inoltre la crescente partecipazione degli studenti britannici ai programmi europei, soprattutto a Erasmus: dai 10.278 nel 2007-08 ai 15.566 del 2013-14, ulteriormente in crescita con Erasmus+. Provenienti maggiormente dalla Scozia (7,6%), seguita da Irlanda del Nord (7,2%), Inghilterra (4,6%) e Galles (5,2%), le mete prescelte sono: Francia (20,8%), Spagna (15,3%), Stati Uniti (10,5%), Germania (8,4%), Italia (4,5%), Australia (4,1%), Canada (3,0%), e molto più distanziate Russia e Cina.

La disciplina preferita è lo studio delle lingue straniere (38%), seguito da medicina (6,5%), mentre le discipline STEM (Science, Technology, Engineering, Math) continuano ad essere sottorappresentate.

Il Rapporto sottolinea come l'eventuale uscita britannica dall'UE comporterebbe - oltre agli svantaggi economico-politici - anche la perdita dei finanziamenti UE per l'istruzione e la ricerca, che pure favoriscono la mobilità anche degli studenti socialmente più svantaggiati, perdurando la possibilità di attingere ai minori fondi riservati ai Paesi terzi. Senza contare la perdita dei benefici conseguenti alla tassazione universitaria applicata - sulla base dell'home status - nei Paesi UE di accoglienza degli studenti britannici, che risulta di gran lunga inferiore o addirittura gratuita rispetto a quella che avrebbero dovuto pagare nel loro paese.

150 membri della Royal Society hanno inviato una lettera al “Times” a sostegno della permanenza in Europa. Uscirne, scrivono, sarebbe estremamente dannoso per il Regno Unito perché «i nostri migliori ricercatori provengono dall’Europa continentale, soprattutto i più giovani che hanno scelto di trasferirsi qui». Incoraggiare la mobilità tra paesi europei è indispensabile, perché «se il Regno Unito uscisse dall’Unione Europea verrebbe a mancare la libertà di movimento degli studiosi tra UE e Regno Unito, e sarebbe un disastro per la nostra ricerca e per le università».

Si segnala inoltre il discorso «We are international, but we are European first» tenuto il 1° marzo da Sir Leszek Borysiewicz, Vice-Chancellor dell'Università di Cambridge, in occasione dell'Higher Education International Forum 2016.

 

Antonella Lorenzi
(3 marzo 2016)

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