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Più laureati, ma permangono differenze tra sistemi HE
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Gli ultimi dati dell'OCSE sull'istruzione superiore (pubblicati a gennaio 2016) evidenziano come il numero dei corsi di studio e dei titoli accademici rilasciati dalle istituzioni sia sempre più ampio e attiri una popolazione studentesca in costante crescita: 6 milioni di laureati di 1° livello (16% della popolazione in età 25-64 anni) e 3 milioni di laureati di 2° livello (11% della stessa fascia di età). La diversità tra i sistemi di istruzione superiore rende difficile la comparabilità dei titoli di studio su scala internazionale; tutti i  Paesi europei, seguendo le indicazioni del Processo di Bologna, hanno adottato una struttura formativa in tre cicli, ma in altre realtà (Cina, Colombia, Corea del Nord ecc.), dopo il conseguimento di un titolo di primo livello, sono disponibili esclusivamente programmi di secondo livello di durata superiore ai normali due anni.

Le differenze tra sistemi universitari riguardano anche altri elementi di particolare importanza. In alcuni Paesi la media di età per il conseguimento del titolo è superiore alla media OCSE (30 anni per i laureati 1° livello e 35 anni per quelli di 2° livello) e comporta una durata di tempo maggiore rispetto allo standard di tre e due anni (in Cile, Israele e Nuova Zelanda gli studenti ci impiegano un 30% in più di tempo a laurearsi).

Per quanto riguarda la popolarità delle aree di studio, al primo posto figurano (per i primi due cicli di studio) scienze sociali, economia e diritto. Seguono ingegneria e scienze naturali, in crescita in Ungheria (+10%) e in Danimarca (+4%). In quest'ultime discipline gli Stati Uniti hanno adottato misure specifiche per arrivare a un milione in più di laureati di primo livello entro il 2022, mentre l'Unione europea ha lanciato, attraverso Horizon 2020, il programma Science with and for society con l'obiettivo di rafforzare proprio l'attrattività delle lauree scientifiche.

Sul finanziamento pubblico dell'istruzione superiore, la percentuale del PIL dedicato oscilla tra il 2% di Canada, Cile, Corea del Nord, Danimarca, Finlandia e Stati Uniti, fino allo 0,9% di Brasile, Italia e Indonesia.

Nel tema della mobilità studentesca - più diffusa al secondo ciclo di studi (media OCSE: 18%) e di dottorato (media OCSE: 27%) - le differenze riguardano sia la mobilità in uscita (ad es. nel 2013 115.000 studenti tedeschi, 72.000 francesi e 46.000 italiani studiavano in altri Paesi OCSE) che in entrata (68.000 studenti internazionali in Germania, 46.000 in Francia e 16.000 in Italia).

L'OCSE sottolinea differenze tra Paesi anche in merito alle competenze acquisite e alla partecipazione al mercato del lavoro: nel 2014 in Italia, Brasile, Messico e Turchia solo il 17% degli adulti (25-64 anni) era titolare di una laurea, con maggiori difficoltà di occupazione per i giovani con genitori non laureati.

Infine, per quanto concerne l'apprendimento, secondo i dati dell'OCSE Spagna, Irlanda e Italia hanno registrato uno dei punteggi più bassi in termini di lettura e comprensione (literacy) da parte dei 25-34enni con titolo di studio universitario. Gli analisti dell'OECD rilevano per l'Italia che molti laureati hanno difficoltà a sintetizzare le informazioni provenienti da testi complessi e lunghi, nonché nel valutare la fondatezza di affermazioni o argomentazioni a partire da indizi sottili.




Maria Luisa Marino
(21 marzo 2016)

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