• Studenti di successo
  • Dossier sul Diritto allo studio
  • Camerino, il futuro non crolla
  • Da Expo 2015 a Human Technopole
  • Proteste negli atenei turchi
  • I laureati per una società migliore
NOTIZIE DALL'ITALIA
31/12/2016
Università: approvato il nuovo decreto “Ava” che istituisce le lauree professionali
01/12/2016
ITWIIN 2016 premia l'invenzione e l'innovazione femminili
30/11/2016
Rapporto Svimez 2016: un MIT del Mezzogiorno per contrastare l’impoverimento culturale del Sud Italia
15/11/2016
Le potenzialità dell’e-learning e le sfide per la modernizzazione delle università europee
14/11/2016
Università: le riserve del Consiglio di Stato sulle cattedre Natta
20/10/2016
Riparte a Bologna il Master in Editoria voluto da Umberto Eco
Leggi tutte le notizie dall'Italia
NOTIZIE DALL'ESTERO
13/12/2016
Unione europea: nuove iniziative lanciate dalla Commissione contro la disoccupazione giovanile
12/12/2016
Unione europea: nominato il comitato di alto livello per la scienza e la tecnologia
16/11/2016
Francia: in aumento le iscrizioni nelle cinque università cattoliche
14/11/2016
Call Erasmus+ per il 2017: bilancio totale di oltre due miliardi di euro
27/10/2016
America Latina: verso uno spazio dell’istruzione superiore ibero-americano
26/10/2016
Russia: freno allo sviluppo del sistema universitario, sospeso il Progetto 5-100
Leggi tutte le notizie dall'estero
Cimea
Cimea
Sito 
segnalato da Freeonline.it
Perché le donne valgono – anche se guadagnano meno degli uomini
Sabrina Scampini
 


Cairo, Milano 2016
Il titolo Perché le donne valgono – che ricorda lo slogan di una famosa multinazionale della cosmesi – induce a sottovalutare il libro, pensando che il contenuto sia un po’ “pettegolo”, come quei giornali che si sfogliano dal parrucchiere. La sorpresa arriva invece quando si comincia a leggerlo.
La giornalista Sabrina Scampini ha allungato lo sguardo ai tanti aspetti che penalizzano (in Italia, e non solo) l’universo femminile, in particolare per quanto riguarda l’occupazione. Madre di due figli, si è confrontata con altre donne nella sua situazione per capire che quello che si racconta sulle difficoltà delle madri lavoratrici è, purtroppo, tutto vero.
Il volume è suddiviso in sei sezioni (Non è un paese per donne; Siamo tutte casalinghe; C’è un complotto contro le donne nel mondo; Emancipazione femminile e femminicidio; Identità, femminismo e antifemminismo; Quattro donne italiane).
I primi dati non sono affatto confortanti: meno del 47% delle donne lavora (contro il 65% degli uomini) e questo drappello di fortunate guadagna comunque meno degli uomini. Una disparità salariale che si traduce anche in minori contributi previdenziali e quindi in pensioni più basse: ovvero l’anticamera della povertà nella vecchiaia. Secondo il Gender Gap Report del World Economic Forum, nell’Unione Europea le donne guadagnano in media circa il 16% meno degli uomini, anche se sono più brave negli studi: infatti, sono donne il 60% dei laureati. Giova ricordare che la parità di retribuzione non è un capriccio di qualche femminista arrabbiata, ma è sancita dai Trattati di Roma del 1957, ovvero è tra i principi fondanti dell’Unione Europea.
La maternità rappresenta una minaccia alla carriera: «Se il 30% delle donne occupate lascia il lavoro dopo la gravidanza, vuol dire che non si tratta di pochi casi isolati, ma di un fenomeno preoccupante». Davanti all’abbandono dello Stato, l’unica salvezza per chi non può permettersi un aiuto a tempo pieno sono i nonni. Chi, poi, volesse tornare in pista quando i figli sono cresciuti non si illuda di percorrere una strada in discesa.
Anche se in Italia la discriminazione di genere è vietata dalla legge, raramente le donne si rendono conto di essere scavalcate dagli uomini in quanto tali: la maggior parte di loro è convinta che accada perché valgono meno o perché «è una pratica acquisita».
Anche se è riconosciuto che la presenza femminile migliora le performance aziendali e porta a ottenere risultati migliori anche nei lavori di gruppo, sono ancora poche le donne che hanno posti di comando in politica e nelle aziende: in Italia, ad esempio, solo il 5% ricopre il ruolo di amministratore delegato e nell’emancipatissima Svezia non è che vada meglio (5,3%). Tuttavia, nei paesi del nord Europa le donne hanno complessivamente più incarichi strategici: sono «dominanti, pur non essendo mai il numero uno».
Il volume dedica ampio spazio all’analisi del fenomeno della violenza contro le donne, tema particolarmente caro all’autrice. Dalle violenze domestiche all’omicidio il passo può essere troppo breve: un fenomeno che solitamente nasce dall’incapacità degli uomini di accettare le scelte delle loro compagne e che non va mai sottovalutato, giustificando le violenze o addirittura pensando di meritarle.
Il capitolo 5 percorre velocemente la genesi dei movimenti femministi e delle lotte per ottenere maggiori diritti. Anche se molta strada è stata fatta, molta è ancora da fare: ci sono ancora paesi dove sono ignorate le libertà fondamentali. In Arabia Saudita, ad esempio, le donne non possono guidare (la violazione è punita con 10 frustate o con la reclusione), non possono lavorare nel settore petrolifero, né aprire un conto in banca o avere un documento di riconoscimento senza il permesso di un uomo. Secondo l’associazione Freedom House che valuta il rispetto dei diritti umani nel mondo (con un punteggio da 1 per il migliore a 7 per il peggiore), l’Arabia Saudita guadagna 7 per le libertà civili, i diritti umani e i diritti politici.
Il volume si conclude con l’intervista a quattro donne che “ce l’hanno fatta”: Bianca Berlinguer (direttore del TG3), Samantha Cristoforetti (l’astronauta che ha partecipato alla missione nello spazio “Futura”, prima donna italiana negli equipaggi dell’Agenzia Spaziale Europea), Gina Nieri (vicepresidente di RTI, consigliere di amministrazione del gruppo Mediaset, e membro della giunta di Confindustria), Roberta Pinotti (la prima donna ministro della Difesa).
Perché le donne valgono non ha pretese scientifiche: più di divulgazione che di approfondimento, è tuttavia interessante e piacevole da leggere, soprattutto per ricordare che l’obiettivo della parità è tutt’altro che raggiunto: se esiste una direttiva europea (la Direttiva 54) sulla parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego «significa che il problema esiste e non è solo nostro».

Isabella Ceccarini

Idee di Università
Universitas Reviews
Iscriviti alla newsletter
QUADERNI
31. Capaci e meritevoli. Il diritto allo studio universitario in Italia e in Europa
Cimea
Universitas per iPhone e iPad
In merito al talento
Tag
Più valore al futuro
 
 
 
Viale XXI Aprile 36, 00162 Roma - universitas@fondazionerui.it - rivistauniversitas.it
CODICE ISSN: 2283-9119

Web Consulting: ATG