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Occupazione laureati in crescita nel 2015, ma servono politiche efficienti per il futuro
Statistiche - ISTAT 2016
 


La ventiquattresima edizione del Rapporto ISTAT 2016 analizza e misura le trasformazioni sociali del Paese, offrendone una chiave di lettura attraverso le cinque generazioni che si sono succedute dal 1926 ai giorni nostri. (Leggi la sintesi)

L'istruzione e la partecipazione al mercato del lavoro sono stati caratterizzati negli anni dai profondi mutamenti seguiti alla maggiore scolarizzazione e all'accrescimento delle competenze, facendo in modo che le generazioni più giovani fossero sistematicamente più istruite di quelle più anziane. Il vantaggio occupazionale, conquistato dalle generazioni più anziane con l'investimento in istruzione, non coinvolge quelle più giovani. La generazione dei millennials, entrata nella vita adulta a partire dal 2000 in concomitanza con il periodo economicamente più difficile, è quella che sta pagando più di ogni altra le conseguenze più dolorose: nel 2015 il 70,1% dei giovani in età 25/29 anni e il 54,7% delle donne nella stessa fascia di età vive ancora in famiglia e, nonostante l'aumento diffuso della scolarizzazione e l'allungamento dei tempi formativi, stenta a trovare un'occupazione, al punto che cresce la quota (42,6%) di coloro che sono decisi a trasferirsi all'estero.

Per il 2015 l'Istat ha evidenziato un'attenuazione della forte caduta dell'occupazione giovanile, mentre viene confermato ancora una volta il ruolo della formazione - in particolare dell'istruzione superiore - quale fattore protettivo dalla crisi occupazionale (calo di occupabilità del 2,2% per i  laureati tra il 2008 e il 2015, rispetto al 3,6% che ha interessato i possessori della licenza media). A tre anni dal conseguimento del titolo, il 72,0% dei laureati è occupato e oltre la metà (53,2%) ha trovato un'occupazione caratterizzata da un contratto standard, altamente qualificata e di durata superiore agli otto mesi.  Alla prima esperienza lavorativa, che per i laureati avviene mediamente a 26 anni, il 29,7% svolge una professione ad elevata specializzazione o tecnica; maggiormente presenti le professioni organizzate in Ordini (avvocati, architetti, ingegneri, commercialisti), gli analisti di software, i programmatori e le professioni in ambito sanitario (medici e infermieri). Aumenta il fenomeno della over education (soprattutto nelle discipline umanistiche) e continua anche la forte crescita della partecipazione femminile agli studi superiori, iniziata già dal dopoguerra: se nel 1950/51 le studentesse universitarie erano solo il 2,1% delle giovani in età 19/25 anni rispetto al 6% dei coetanei, dopo il fortissimo incremento negli anni '60 e '70 si è arrivati al sorpasso nel 1990/91 e al superamento del divario in misura superiore al 10% (12,0%) ai giorni nostri.

L'Istat non manca di individuare rischi per il futuro. Un esercizio statistico riferito al decennio 2015/2025 evidenzia come, in assenza di idonei provvedimenti, le dinamiche demografiche siano destinate ad un miglioramento piuttosto modesto del grado di utilizzo dell'offerta di lavoro. Solo un'auspicata adozione di adeguate politiche di sostegno alla domanda di beni e servizi e al miglioramento della base produttiva permetterà di agganciare il gruppo dei Paesi europei che hanno addirittura migliorato il livello occupazionale precedente al 2008 (Svezia, Germania, Regno Unito, Estonia, Austria, Repubblica Ceca e Lituania).  



Maria Luisa Marino
(14 giugno 2016)

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