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UK fuori dall’UE: scenari e ripercussioni su istruzione superiore e ricerca
Brexit
 


Il referendum popolare del 23 giugno ha decretato la volontà dei cittadini della Gran Bretagna di uscire dall'Unione europea. La messa in pratica dell'art. 50 del TUE richiede almeno un paio d'anni per la sua concreta attuazione. Nel frattempo occorre considerare che impatto avrà Brexit sul sistema d'istruzione superiore britannico ed europeo, nonché gli scenari futuri per dare ancora la possibilità agli studenti europei di fare un'esperienza di studio in UK. Una cosa sembra certa: occorrerà riconsiderare la mobilità degli studenti UK in Europa e viceversa.

La decisione di votare per il "leave" ha reso lettera morta il testo, pubblicato sul quotidiano Independent il 20 giugno, con cui 103 vice-chancellors di università UK avevano messo in guardia la popolazione dai possibili effetti negativi sul sistema universitario: "Crediamo che lasciare l'Europa potrebbe creare un contesto sfavorevole agli investimenti di lungo periodo in istruzione superiore e ricerca, necessari affinché il Regno Unito possa mantenere la propria posizione primaria di qualità e un'economia della conoscenza competitiva a livello globale". Ignorati anche l'appello della Royal Society e i risultati del Rapporto Gone International: the value of mobility, prodotto dalla UK Higher Education International Unit's.

Con Brexit saranno da riclassificare tutte le facilitazioni, gli sconti e le opportunità per frequentare le università britanniche, a cominciare dalla retta annuale, che attualmente oscilla intorno ai dodici mila euro e che potrebbe subire un rialzo di almeno altri diecimila euro. In più, il Regno Unito non potrà più contare sui fondi pubblici dei programmi europei di mobilità e ricerca.

Proprio su quest'ultimo punto, con un comunicato pubblicato il giorno dopo il voto, l'European University Association ha reso noto il proprio disappunto sui risultati del voto. "L'EUA è preoccupata dall'insicurezza che esso potrebbe causare, riguardo alla partecipazione delle università britanniche nei programmi di finanziamento europei così come alle conseguenze di lungo periodo per la cooperazione interuniversitaria europea in ricerca e istruzione...le università britanniche sono e rimangono una parte essenziale della famiglia europea delle università, che si estende oltre i confini dell'UE...l'EUA continuerà a lavorare per e con le università britanniche. L'Europa delle università non sarà divisa!".

Per Flaminio Galli, direttore dell'Agenzia nazionale Erasmus+ Indire, "non c'è automatismo tra Brexit e programma Erasmus+ ed è ingiustificato l'allarme sulla fine della cooperazione tra Unione Europea e Regno Unito in tema di mobilità...è importante rassicurare gli studenti e gli addetti ai lavori sul proseguimento delle attività in corso, comprese quelle approvate nel quadro dell'Invito a presentare proposte 2016, che procederanno regolarmente fino alla scadenza prevista originariamente".
(Leggi il comunicato stampa dell'Indire)



 

Danilo Gentilozzi
(30 giugno 2016)

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