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Leggere, cosa e come. Il giornalismo e l’informazione culturale nell’era della rete
Giorgio Zanchini
 


Donzelli Editore, 2016, Introduzione pp. I-XII, pp. 168
 
«Esiste il rischio che si rompa quella specie di patto segreto tra lettore, autore e editore, e che l’editoria si orienti come altri campi dell’intrattenimento che decidono in base ai soli comportamenti dei fruitori?». Il libro di Zanchini, giornalista della Rai e autore di altri importanti contributi sul giornalismo culturale, ruota intorno a questa domanda dai tratti apocalittici, a cui pare difficile dare una risposta certa.
Il tutto prende le mosse da una considerazione ormai conosciuta: l’avvento dei social network ha cambiato la professione del giornalista. Viene data maggiore attenzione a chi è in grado di testimoniare un evento piuttosto che al giornalista stesso, che ha il compito di sintetizzare la mole di informazioni in suo possesso. In realtà, la professione del giornalista non è destituita della sua complessità: cambiano gli strumenti e il modo di venire a conoscenza di un determinato fatto, ma al giornalista viene chiesta la capacità di mediare e produrre un contenuto il più aderente possibile ai fatti, senza prendere posizione. Televisione, libri, social network, radio, smartphone, tablet: i mezzi di fruizione aumentano, ma rimane prerogativa del giornalista la capacità di attrarre il lettore con stile e impegno orientato a far conoscere la verità.
Zanchini si interroga anche sul giornalismo culturale. Come scegliamo un determinato prodotto culturale (libro, cd, spettacolo cinematografico o teatrale)? Abbiamo ancora bisogno di un giornalista professionista che ci porti per mano a conoscere pregi e difetti di un determinato prodotto? L’ampia diffusione di blog privati e di pagine social sembra aver scalfito questo tipo di professionalità (la terza pagina dei quotidiani, sempre più ridotta all’osso). Le riviste culturali durano poco tempo e non hanno possibilità di competere con la snellezza di post e articoli web. Ma Zanchini sottolinea come, in realtà, tutti abbiamo ancora bisogno degli specialisti del settore per essere orientati nella scelta di un libro o di un film da vedere. L’importante è capire le funzionalità del mezzo che si utilizza, conoscere i principi di marketing e sperare nella bontà e lungimiranza degli editori culturali.
Lunga vita alla professione di giornalista, dunque, perché «la maggioranza dei fruitori ha bisogno che il flusso delle informazioni venga messo in forma, filtrato, ordinato, gerarchizzato, spiegato, e questo resta il compito, il ruolo del giornalismo».
Flavio Bellezza
(luglio 2016)
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