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MOOC – Risorse educative aperte
Maria Cinque (a cura di)
 


Universitas Quaderni n. 30, AsRui, Roma 2015
In questo volume curato da Maria Cinque sono raccolti alcuni interventi che spiegano nel dettaglio il significato, le implicazioni e l’evoluzione delle Oer (Open Educational Resources, ovvero le risorse educative aperte).
Nel primo capitolo, la stessa curatrice illustra in maniera chiara ed esaustiva origini ed evoluzione della Open Education, e spiega che «l’aggettivo “aperto” indica non solo che le risorse possono essere fruite in maniera gratuita ma anche che possono essere modificate per adeguarle al contesto in cui si opera e renderle efficaci per un determinato tipo di target». Oggi, con la diffusione dei cosiddetti Mooc (Massive Open Online Courses), il dibattito sul futuro dell’università e sulle nuove modalità didattiche è più che mai aperto. Cinque spiega quella che definisce «l’anatomia dei Mooc», parola per parola: provider, piattaforme, modelli di business, tipologie e approcci pedagogici.
Massificazione o personalizzazione? Secondo Graziano Cecchinato, i Mooc offrono il contesto ideale per realizzare strategie di personalizzazione dell’apprendimento che superano gli ambiti dell’e-learning. La ricchezza dei dati disponibili e la costituzione di comunità di apprendimento di massa possono aprire infinite nuove opportunità nei campi più disparati. Spiega Cecchinato che «le più promettenti prospettive di tutoring e personalizzazione provengono dal più grande processo di massificazione dell’apprendimento della storia, a cui stiamo assistendo con l’avvento dei Mooc». I Mooc non sono semplicemente risorse didattiche liberamente fruibili, ma veri e propri corsi online che hanno «regole di partecipazione, compiti da realizzare, scadenze da rispettare», tutti vincoli che ancorano al basso il tasso di completamento del corso; in compenso, chi è davvero interessato diventa parte attiva di una «comunità globale formatasi attorno a specifici ambiti di apprendimento». In questo senso possiamo parlare di personalizzazione.
Matteo Uggeri riporta il caso di una ricerca del giugno 2014 volta a fornire una mappatura  delle iniziative e policy di Open Education in Italia. L’impressione generale è che il nostro Paese si muova ancora con una certa lentezza, tuttavia Uggeri rileva anche una ragione positiva al limitato diffondersi delle risorse free in Italia: ovvero, qui studiare continua a costare meno che altrove (pensiamo agli Usa, dove le famiglie sottoscrivono mutui pesantissimi per pagare le rette di università prestigiose dove far studiare i propri figli). Una domanda, tutt’altro che secondaria, posta da Uggeri riguarda la sostenibilità del sistema – dietro ogni piattaforma ci sono docenti, tutor, tecnici, manager – e i criteri per stabilire la qualità delle lezioni.
Nell’intervento di Anna Maria Tammaro sono presentati i risultati di un’indagine svolta dal gruppo Crui Open Access – in particolare dal sottogruppo Oer – per fare una mappatura delle Oer nelle università italiane. Gli obiettivi specifici dell’indagine sono stati: «evidenziare le buone pratiche analizzate nel loro contesto organizzativo insieme agli aspetti didattici e tecnologici, e rilevare ostacoli e incentivi che possano limitare/favorire lo sviluppo delle Oer». Se da un lato i risultati dimostrano come l’utilizzo e la consapevolezza delle Oer siano in crescita, dall’altro emerge la mancanza di una «strategia nazionale e delle politiche e dei regolamenti di ateneo per le Oer, con la conseguente insufficienza di risorse dedicate e di supporto adeguato».
Emma (European Multiple Mooc Aggregator) è un progetto nato per creare una piattaforma Mooc europea in risposta agli esempi americani, valorizzando non solo la diversità di approcci, ma soprattutto la ricchezza culturale e linguistica dell’Europa: Emma può essere definito un «ambiente educativo multilingue e pan-europeo per l’erogazione dei Mooc». Tra i capofila di questo progetto europeo c’è Federica, avviato dall’Università di Napoli Federico II: si tratta di un progetto di web learning che oggi è diventato un Centro di Ateneo e una piattaforma Mooc «che offre oltre 40 corsi sviluppati da docenti autorevoli selezionati su tutto il territorio nazionale con qualità, formato e stile tutto italiano». Rosanna De Rosa descrive la genesi di questa esperienza italiana inserita nel progetto europeo, di cui espone in modo accurato l’impatto sulla didattica, le criticità e le ricadute positive.
I Mooc lasciano ancora molte questioni aperte: dall’alto tasso di drop-out alla qualità dei corsi, dal copyright ai diritti degli utenti, ai meccanismi di valutazione, sicuramente molto complessi data l’enorme mole di utenti. Una cosa sembra però certa: il sistema educativo deve rispondere alle esigenze di utenti con una crescente alfabetizzazione digitale che cambieranno il quadro della domanda e dell’offerta formative. Il fine originario dei Mooc era in qualche modo altruistico, ovvero ampliare l’accesso alla formazione a una fascia sempre maggiore di popolazione; i detrattori vedono invece in queste esperienze una fusione tra la «retorica della democratizzazione e un’azione di marketing». Resta il fatto che tra catastrofisti e ottimisti i Mooc continuano a riscuotere successo.
Ulteriore ma non ultimo, il volume è arricchito da una ricca bibliografia, particolarmente utile per chi volesse approfondire i temi trattati.

Isabella Ceccarini
(luglio 2016)
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