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Medicina: tornano a crescere le iscrizioni alla prova, ma diminuiscono i posti
Numero programmato
 


Come ogni anno, in questo periodo l'argomento prioritario sono i test d'ingresso alle facoltà a numero programmato, tra cui il primato di iscrizioni (e critiche) spetta senza dubbio ai corsi della facoltà di Medicina e Chirurgia. I primi dati da analizzare sono in contrasto: alla prove di Medicina e Odontoiatria per l'anno accademico 2016-2017 si sono iscritti 62.695 studenti (nel 2015-2016 sono stati 60.639), ma i posti disponibili sono 9.224 (contro i 9.530 dello scorso anno). Siamo di nuovo davanti allo scoglio dei test d'ingresso?

Eppure qualche miglioramento rispetto agli anni passati è stato apportato. Il decreto ministeriale n. 546 del 30 giugno 2016 ha introdotto la "nuova" prova: sessanta quesiti (e non più 80) da risolvere in 100 minuti, suddivisi in quiz di cultura generale (2), ragionamento logico (20), biologia (18), chimica (12) e fisica/matematica (8). Una struttura più snella, anche se rimangono perplessità sul livello delle domande e sullo strumento in sé.

Anche l'opinione pubblica rimane divisa sul senso e l'opportunità dei test d'ingresso. «A rimetterci sono gli studenti, che vedono affidato il proprio destino a quiz spersonalizzati», scrive Pierluigi Castagneto sul Sussidiario.net del 26 luglio. «Un noto professore, ordinario di cattedra, ha ribadito che i test d'ingresso selezionano soltanto un range di futuri medici, quelli particolarmente dotati di capacità culturale. Sono però esclusi tutti quei giovani motivati, intuitivi, dotati di un sapere pratico e che potrebbero dedicare la vita alla professione intesa come una disciplina che cura, che mette a tema i pazienti e non che conosce a menadito manuali e tecniche».

A favore dei test, ha replicato Sofia Boccetti il 1 agosto: «I manuali e le tecniche, in medicina, è necessario conoscerli - consentitemi l'espressione - il più a menadito possibile, perché più sai cosa stai facendo, più ne conosci i rischi e le possibili complicanze, e più è al sicuro il paziente. E avere cultura aiuta ad avvicinarsi ai pazienti, capirli, non soltanto curarli ma saper prendersene cura. Certo, dispiace per i ragazzi che non riescono a superare il test, e dispiace molto. Ma riflettiamo su questi aspetti prima di considerarlo solo un meccanismo infernale».

Quasi tutte le università hanno visto ridursi il numero di posti disponibili: tra le più importanti Bari (da 297 a 273), Roma Sapienza (da 552 a 508), Torino (da 389 a 358) e Milano Statale (da 350 a 322). Anche le università non statali si sono viste decurtare il numero di posti disponibili, e ciò ha comportato una mini protesta contro la scelte ministeriali incluse nel decreto 546/2016. In una lettera indirizzata al MIUR all'inizio di luglio, i rettori di Cattolica, San Raffaele e Campus Bio-Medico hanno chiesto di lasciare invariato il numero di posti disponibili in quanto "non sono interessati alla graduatoria nazionale". Con il decreto interministeriale n. 592 del 25 luglio 2016 il MIUR e il Ministero della Salute hanno accolto la richiesta e riscritto l'elenco dei posti disponibili, ristabilendo il numero di posti nelle università non statali allo stesso livello dello scorso anno accademico.



Danilo Gentilozzi
(3 agosto 2016)

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