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Generazione Erasmus al potere - Il coraggio della responsabilità
Sandro Gozi
 


Egea, Milano 2016
Il futuro dell’Unione Europea è nelle mani della generazione Erasmus: quella generazione di giovani cresciuti a «pane e biglietti aerei, che si sentono naturalmente europei e italiani, francesi, spagnoli» e che «hanno la possibilità di cambiare davvero l’Europa». Ne è convinto Sandro Gozi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega agli Affari europei, che in Generazione Erasmus al potere - Il coraggio della responsabilità delinea un appassionato manifesto politico per rilanciare il progetto europeo e salvarlo dalla crisi di fiducia che si è diffusa nel continente dopo il 2008 (è calato in 10 anni dal 58% al 37% il tasso di affezione dei cittadini verso l’UE), e della quale la Brexit è stata l’espressione più eclatante e drammatica.
Prima da studente, poi da diplomatico e ora da deputato, Gozi ha vissuto l’Europa da diverse prospettive: diplomazia nazionale e Commissione Europea, Parlamento nazionale ed europeo, Regione e Governo. Ci si poteva perciò aspettare forse un’analisi più concreta e meno retorica sui possibili rimedi alle crisi economiche, occupazionali e politiche che lacerano oggi l’Unione Europea. L’autore prende le mosse dalla doppia crisi che attanaglia oggi l’Unione: quella esterna legata al terrorismo jihadista, e quella interna rappresentata dai rigurgiti neo-nazionalisti e dai populismi economico, etnico e intergenerazionale che trovano il loro collante nell’anti-europeismo diffuso. Invoca un nuovo slancio nelle politiche europee dopo gli anni della grande crisi, «dei piani di salvataggio, dei tagli sociali, della povertà di idee e di coraggio» dovuta soprattutto «alla mancanza di vere leadership politiche», ma non indica quali azioni intraprendere per riavvicinare i cittadini al progetto europeo. Denuncia la deriva tecnocratica «sotto la dittatura dell’urgenza» e alla mercé di miopie ed egoismi nazionali, in particolare nel caso greco, ma non entra nel merito della gestione del debito pubblico in paesi dove esso rappresenta un’ipoteca sullo sviluppo, come nel caso dell’Italia. Ricorda come il Mediterraneo da culla della civiltà europea sia diventato «un cimitero dell’indifferenza e della paura, per non dire un cimitero della non Europa», ma non indica come affrontare né la crisi dei rifugiati né il muro di filo spinato che il premier ungherese Viktor Orbán ha fatto costruire al confine con la Serbia.
E ancora: la gestione della mobilità e delle frontiere, il diritto alla riservatezza nell’epoca digitale, la «madre di tutte le questioni» ovvero il calo demografico che può portare alla crisi fiscale e del welfare. Quello di Gozi è comunque un testo che ha il merito di mettere a fuoco quella che sarà l’agenda politica dei prossimi anni nel Mediterraneo e nello spazio allargato europeo, con la sottolineatura che è possibile salvare l’Unione Europea «se sapremo uscire dalla spirale di tecnocrazia e populismo» che hanno tenuto banco negli ultimi anni.
Dedicato a Valeria Solesin – la giovane ricercatrice italiana uccisa nell’attentato terroristico al teatro Bataclan lo scorso 13 novembre – il saggio ricorda come dal 1987 oltre tre milioni di studenti abbiano vissuto un’esperienza all’estero con il Programma Erasmus inventato da un funzionario italiano, Domenico Lenarduzzi. Ma, annota Gozi, la strada è ancora lunga per affermare meritocrazia e cambio generazionale in Italia: non è casuale che da noi siano solo poche unità i docenti universitari con meno di 40 anni.
Manuela Borraccino
(ottobre 2016)
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