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Asia: the next higher education superpower
Rajika Bhandari e Alessia Lefébure
 


IIE-Institute of International Education, 2015, pp. 196, $ 39,95
Il volume analizza, con un approccio interdisciplinare e comparativo, le tendenze locali e globali alla base delle politiche di istruzione superiore in Asia e il loro impatto sull’economia della conoscenza. Nono volume della serie “Global Education Research Reports”, evidenzia in particolare come l’avvento di un’ampia classe media e le nuove aperture guidate dagli imperativi economici abbiano agito da catalizzatori per i profondi cambiamenti che fanno percepire l’Asia, dove è concentrata oltre la metà dell’intera popolazione mondiale, anche come centro di gravità in ambito universitario: le istituzioni locali scalano i principali ranking mondiali, aumentano vertiginosamente gli investimenti pubblici e privati nel settore, le riforme universitarie – spesso disegnate su modelli occidentali – ampliano l’accesso studentesco con l’ambizione non nascosta di attrarre giovani dall’estero. È significativo che molti Paesi stiano intensificando la mobilità regionale, originando un significativo cambiamento di tendenza, che li sta gradualmente trasformando da tradizionali esportatori di flussi giovanili in ambiziosi importatori: la Cina attira un numero crescente di indonesiani e coreani (+10% annuo a partire dal 2010), prima più propensi ad altre mete. Si calcola che nel 2020 la Cina accoglierà da sola il 30% dei laureati del mondo in età 25-34 anni, mentre in India nello stesso arco temporale è previsto un incremento demografico di 300 milioni di abitanti, pari all’intera popolazione degli USA o dell’UE. Non a caso il capitolo di apertura evidenzia come il XXI secolo sarà il secolo dell’Asia. Ma, nonostante tutto, le università USA e UE mantengono ancora una forte attrattività.
Gli undici capitoli del libro cercano di fornire una nuova definizione di eccellenza più adattabile alla particolarità e ai bisogni delle economie emergenti asiatiche, non riuscendo però ad individuare una risposta univoca. Se alcuni autori alludono ai global ranking, altri preferiscono limitarla alla semplice capacità delle istituzioni di servire le aspirazioni crescenti della popolazione interna: ma rimanere ancorati alle sfide locali allunga le distanze dai cambiamenti globali in corso, mentre va individuato un modello specifico, capace di sintetizzare passato e futuro, che sia nello stesso tempo adatto alle peculiarità dell’area.
A dispetto della crescita – rapida e importante – evidenziata nel libro, restano ancora numerose incertezze sul fronte della qualità: insufficienza delle infrastrutture; aumento di istituzioni private non regolamentate da un organismo governativo; sfide poste dalla regionalizzazione, dalla necessaria armonizzazione e dall’identificazione di quadri comuni per la riforma dell’istruzione e la crescita.
Ma soprattutto, rispondendo al quesito provocatorio del titolo, tutti concordano che la sfida del XXI secolo non è quella di vincere una gara, e che non possono esserci gara e superpotenze quando si parla di istruzione. La vera posta in gioco è quella di una mobilità più ampia, di una crescente interconnettività e di un autentico dialogo capace di condurre a nuove forme di alleanze strategiche.
Maria Luisa Marino
(ottobre 2016)
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