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7 lezioni sul pensiero globale
Edgar Morin
 


Raffaello Cortina, Milano 2016, pp. 116, € 11

Edgar Morin, pensatore e sociologo francese di nascita (1921), ma cosmopolita universalista nella vita e nella mente, ha dedicato gran parte della sua opera a una riforma del pensiero in senso globale e all’epistemologia della complessità.
«Proprio nel momento in cui il pianeta ha sempre più bisogno della nostra capacità di capire i problemi fondamentali e globali, nel momento in cui noi abbiamo bisogno di comprendere la loro complessità, i sistemi di insegnamento tradizionali adottati in tutti i paesi continuano a separare, a disgiungere le conoscenze che dovrebbero invece essere interconnesse, e continuano a formare menti unidimensionali ed esperti riduzionisti che privilegiano una sola dimensione dei problemi umani, occultando tutte le altre. [...] Così la nostra formazione scolastica, universitaria, professionale, ha fatto di noi degli uomini incapaci di farsi carico della condizione di cittadini dalla Terra, oggi divenuta necessaria. Ecco dunque l’urgenza, vitale, di “educare all’era planetaria”» (dalla lectio magistralis Educare all’era planetaria per la laurea honoris causa in Scienze dell’educazione conferitagli dall’ Università di Bergamo nel 2003).
Il suo libro Penser global. L’homme et son univers (Parigi 2015) è uscito in Italia con il titolo 7 lezioni sul pensiero globale; omettendo l’homme, viene taciuta la genesi antropologica della riflessione dell’autore e l’orizzonte verso cui muove, quello di un umanesimo nuovo, planetario, prodotto da una “comunità di destino” di tutti i popoli, ovvero da una umanità intersolidale legata dal destino globale del pianeta che sovradetermina i destini singoli e delle nazioni e nella quale, al contempo, i destini delle singole nazioni turbano o modificano il destino globale. Delle 7 lezioni – che altro non sono che i 7 capitoli del libro – i primi quattro trattano dell’uomo o meglio dell’umano, come specifica Morin definendo la parola “uomo” «nello stesso tempo pertinente e insufficiente [...] perché designa l’individuo escludendo la società [...] e perché occulta il femminile».
L’umano ha una natura trinitaria: ciascuno è nello stesso tempo un individuo, un essere sociale e parte della specie umana. Da qui occorre partire per “pensare globale” e sentire il pianeta come Terra-Patria.
Nella prefazione, Mario Ceruti definisce Morin «umanista planetario» e riconosce al grande pensatore il lungo impegno profuso per una conoscenza interdisciplinare e molteplice, capace di contenere la complessità dell’universo, di relazionare le parti e il tutto, di comprendere le interazioni, di progredire in ciò che è materia oscura, cioè nell’ignoto. Perché la materia organizzata e vivente dell’universo è marginale, il resto è energia nera e più la conoscenza progredisce, più essa scopre dell’ignoto. Perché la conoscenza senza regolazione etica può condurre a utilizzi terrificanti e la coscienza di appartenenza comune a una “patria terrestre” non è ancora sufficientemente elaborata e diffusa.
L’auspicio del novantacinquenne Morin è pertanto, in ultima analisi, la formazione dell’“identità terrestre”.
«Viviamo l’inizio di un inizio» conclude il libro, consegnando ai lettori/umanità la responsabilità del futuro di un’era planetaria che potrebbe chiamarsi “antropocene” (secondo una ipotesi lanciata con qualche successo), in cui non sarebbero più eventi climatico-eco-biologici a determinare il carattere dell’era in cui stiamo entrando, bensì l’irruzione sconvolgente dell’umanità nella vita del pianeta a determinare gli eventi climatico-eco-biologici.

Antonella Soave
(dicembre 2016)
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