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Regno Unito: Brexit, Camera dei Lord e Unione degli Studenti favorevoli alla permanenza nell’UE
 


Anche la Camera dei Lord   si aggiunge alla favorevole presa di posizione di gran parte dei Rettori del Regno Unito nell'evidenziare i vantaggi per il sistema scientifico britannico conseguenti al permanere nell'Unione Europea. Con il rapporto "EU membership and UK science", essa ha cercato di comprendere e di valutare l'interazione e la possibile influenza dell'Unione Europea su scienza e ricerca in UK.

Anche in clima di euroscetticismo, è innegabile che il settore scientifico rappresenti una significativa dimensione dell'appartenenza del Regno Unito, atteso che da solo totalizza circa un quinto (18%) dei complessivi finanziamenti europei annualmente ricevuti. Importanti ricadute finanziarie hanno riguardato specialmente la partecipazione ai programmi di ricerca: ad esempio nel periodo 2007/13  la selezione  al 7° Programma Quadro ha determinato un introito pari al 3% dell'intero stanziamento britannico per scienza e sviluppo al punto che le Università lo hanno ritenuto alla pari di un altro finanziamento dell'ERC - European Research Council, con vantaggi superiori riferiti alla ricerca di base e minori invece per la partecipazione imprenditoriale. È stato evidenziato come le più importanti implicazioni positive per la comunità scientifica derivino dalla libertà di circolazione (che facilita gli spostamenti dei ricercatori talentuosi), dalle accresciute possibilità di collaborazione scientifica (che si estrinsecano anche nell'accesso ad installazioni europee) e dalla partecipazione a importanti progetti comuni.

Qualche preoccupazione in più, nell'ambito della regolamentazione europea, è legata al timore che il processo di armonizzazione delle direttive possa limitare la flessibilità e frenare lo sviluppo nazionale. Un fenomeno di notevole importanza che però, ad avviso della Camera dei Lord, potrà essere più efficacemente guidato e mitigato rimanendo all'interno della partnership come già verificatosi ad esempio per i clinical trials. È pur vero che, anche nell'ipotesi della cosiddetta Brexit, la trasformazione da membro effettivo a Paese associato potrebbe ancora consentire in qualche misura l'attribuzione di un finanziamento europeo e forme di collaborazione; a detrimento della competitività mondiale, di modo che non sarebbe ulteriormente garantito l'attuale alto livello di influenza strategica scientifica nazionale.

Un forte invito alla permanenza nella UE è stato espresso anche dal NUS - National Union of Students, allarmata dalle possibili conseguenze negative che potrebbero derivare al sistema universitario dalle limitazioni alla mobilità giovanile in entrata e in uscita. Secondo un sondaggio HEPI (Higher Educational Policy Institute) circa il 77% degli studenti intervistati, si esprimerebbe contro la fuoriuscita. Valutati i vantaggi arrecati dalla possibilità di studiare all'estero sia in termini occupazionali in un ambito di lavoro mondializzato che di accrescimento socio-culturale, subentra il timore che l'assenza di Erasmus farebbe lievitare ai britannici i costi dell'esperienza all'estero, riservandola solo ai più abbienti. Verrebbe così ad accentuarsi di fatto la tendenza all'isolamento di una società già poco propensa a studiare altre lingue estere.

I contraccolpi negativi potrebbero interessare anche la mobilità in entrata: gli attuali oltre 125.000 studenti UE, costretti a pagare tasse universitarie più onerose alla pari degli studenti internazionali (13.000 sterline annue, oltre 16 mila euro), calerebbero drasticamente di numero, facendo diminuire anziché aumentare gli introiti universitari. Esiste infine la volontà di unirsi all'ESU in rappresentanza di tutti gli studenti europei.

 

Luigi Moscarelli
(4 maggio 2016)

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