Rivista Universitaswww.rivistauniversitas.it5it-itRSS Generated by Antidote<![CDATA[50 anni di Censis: una istituzione a servizio del Paese]]>http://www.rivistauniversitas.it/Articoli.aspx?IDC=310719/12/2013Quest'anno si celebra il cinquantesimo compleanno del Censis, un'istituzione che ha interpretato gli umori della società italiana, i suoi cambiamenti e le sue evoluzioni politico-sociali. Nel novembre 1963 nasce come associazione per realizzare studi e ricerche sociali, e inizia l'attività il 1° gennaio 1964. Nel 1973 diventa una fondazione legalmente riconosciuta con decreto del Presidente della Repubblica. La presentazione delle sue ricerche è sempre stata caratterizzata da una terminologia particolare, ricca di neologismi entrati stabilmente nel linguaggio comune: pensiamo al "sommerso", allo sviluppo "a macchia di leopardo", alla "società molecolare", solo per citarne alcuni.

Come ha detto il presidente del Censis, Giuseppe De Rita, «se guardiamo a questi 50 anni possiamo dire che non solo siamo vissuti e sopravvissuti, non solo abbiamo avuto un certo successo professionale, non solo il brand Censis si è affermato e consolidato nel tempo, ma possiamo anche dire che, pur essendo soggetti privati operanti sul mercato, noi abbiamo maturato ed espresso una grande ambizione a essere istituzione, a lavorare come istituzione, a coltivare contenuti di valore istituzionale».

In questo periodo particolarmente difficile, il 47° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese non ha mancato di mettere a fuoco i nodi di una società «sciapa e infelice in cerca di connettività». Gli italiani non sono esausti solo per i problemi che affliggono il Paese (disoccupazione, povertà, mancanza di servizi), ma soprattutto per l'inerzia e l'indifferenza della classe politica di fronte a questo scenario: come dire che se quelli che hanno il potere di cambiare la situazione non vogliono o non sono capaci di farlo, è impossibile sperare in un domani migliore. Basta un dato per tutti documentare questa miopia: l'Italia, primo paese al mondo nella graduatoria dei siti Unesco, impegna nel settore culturale meno lavoratori degli altri Stati europei.

Venendo in particolare al capitolo dedicato ai Processi formativi, emerge un dato preoccupante: il 21,7% della popolazione italiana con più di 15 anni ancora oggi possiede al massimo la licenza elementare. Anche se il dato è concentrato nelle fasce d'età più anziane, non manca tra i più giovani una percentuale di persone che non ha mai conseguito un titolo di scuola secondaria di primo grado. È fuori dubbio che, in un contesto complesso come l'attuale, tornare a scuola costituirebbe un vantaggio, destinato a spezzare il circolo vizioso tra bassi titoli di studio, problemi occupazionali e scarsa propensione alla formazione. In Italia, l'abbandono precoce degli studi si aggira intorno al 20%: una percentuale molto distante non solo dalla media europea (12,8%), ma soprattutto dall'obiettivo di Europa 2020, che fissa al 10% la quota di early school leavers.

Le università italiane non se la passano meglio, perché - nonostante alcuni picchi di eccellenza - il sistema si presenta complessivamente troppo provinciale e rende difficile la loro collocazione nelle reti internazionali di ricerca. La prima conseguenza è la scarsa mobilità in entrata di docenti e studenti e l'esigua attrazione di capitali per investimenti in ricerca. Una ulteriore criticità è costituita dal divario territoriale tra Nord e Sud, dove l'indice di attrattività regionale delle università mostra un andamento decrescente di lungo periodo. Il Censis ha chiesto ai rettori qualche proposta per accrescere la competitività dei nostri atenei: tra i fattori determinanti sono stati indicati il miglioramento della qualità dei servizi e delle strutture di supporto alla didattica (73,8%), lo sviluppo di collaborazioni internazionali nelle attività di ricerca (54,8%), lo sviluppo di percorsi di laurea a doppio titolo/titolo aggiunto con atenei stranieri(52,4%), le ricerche di grande rilevanza scientifica (40,5%) e l'incremento del numero di laureati in corso (38,1%).

 

Isabella Ceccarini
(dicembre 2013)
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<![CDATA[Ok dal Consiglio europeo: ecco il piano finanziario per gli anni 2014-2020 ]]>http://www.rivistauniversitas.it/Articoli.aspx?IDC=309103/12/2013Il 2 dicembre 2013 il Consiglio europeo - ponendo fine a due anni e mezzo di complessi negoziati - ha definitivamente adottato il piano finanziario pluriennale 2014-2020, che traduce le priorità europee in termini finanziari e pone la base per i bilanci annuali dell'Unione. Il provvedimento pluriennale - nello stesso testo approvato lo scorso 19 novembre dal  Parlamento Europeo (con 537 voti a favore, 126 contrari e 19 astensioni) - assegna, per l'intero periodo,  agli investimenti a lungo termine circa mille miliardi di euro (€960 miliardi in stanziamenti di impegno (1% del reddito nazionale lordo UE) e €908,4 miliardi in pagamenti (0,95% del reddito nazionale lordo UE). Ad essi si aggiungono ulteriori €36,8 miliardi per circostanze impreviste e per il Fondo Europeo di sviluppo.

Il nuovo bilancio prevede, per la prima volta, una riduzione complessiva in termini reali nei pagamenti (-3,7%) e negli impegni (-3,5) - rispetto all'analogo periodo precedente ma, in controtendenza ai tagli e in linea con la Strategia Europa 2020, vengono significativamente supportate crescita, occupazione, istruzione e ricerca/innovazione.

È stata introdotta una maggiore flessibilità per la riallocazione nel periodo delle somme non spese, in aggiunta ad una clausola di revisione nel 2016, per fare il punto della situazione finanziaria a metà percorso.

In posizione dominante figurano le assegnazioni a favore dei programmi di mobilità studentesca e di quelli destinati ad accrescere la competitività europea nell'ambito della ricerca scientifica. Il nuovo Programma "Erasmus+" godrà di una copertura finanziaria di quasi € 15 milioni (+40% rispetto ai livelli attuali). Offrirà opportunità di studio, formazione, lavoro o volontariato all'estero a oltre 4 milioni di giovani: 2 milioni di studenti universitari, 650.000 apprendisti e studenti in formazione professionale e più di 500.000 studenti partecipanti a scambi o programmi di volontariato all'estero. Inoltre circa 200.000 studenti potranno beneficiare di un nuovo meccanismo di garanzia sui prestiti, gestiti dal Fondo Europeo per gli investimenti, per frequentare corsi di master all'estero e verranno finanziati 600 partenariati nel settore sport, compresi eventi europei non profit.  I due terzi delle risorse serviranno a finanziare le opportunità di apprendimento all'estero - entro e oltre i confini UE.

Gli importi rimanenti sosterranno partenariati tra istituti di istruzione, organizzazioni giovanili, imprese, autorità locali, regionali e ONG, nonché le riforme volte a modernizzare il settore dell'istruzione e della formazione e a promuovere innovazione, imprenditorialità e occupabilità.

Il Programma di Ricerca e Innovazione Horizon 2020 riceverà una copertura di bilancio di quasi 80 miliardi di euro (circa il 30% in più in termini reali rispetto al quadro abituale) per: dare impulso a centri di ricerca EU come il Centro Europeo della Ricerca; rafforzare la leadership industriale; contribuire ad affrontare grandi sfide sociali (ad es. cambiamenti climatici ecc.) e a colmare il divario tra ricerca e mercato.

Il programma, che favorirà la cooperazione internazionale, destinerà oltre 6 miliardi di euro (+30%) alle Azioni Marie Curie, per sostenere 65.000 ricercatori e 2,7 miliardi di euro all'Istituto Europeo di Innovazione e tecnologia (EIT) per rafforzare il legame tra insegnamento superiore, ricerca e imprese: saranno supportate la creazione di nuove imprese e maggiori opportunità di formazione specializzata post laurea.



Maria Luisa Marino
(dicembre 2013) 

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<![CDATA[Approvati i progetti vincenti del bando Futuro in Ricerca 2013]]>http://www.rivistauniversitas.it/Articoli.aspx?IDC=309003/12/2013Il MIUR ha approvato 67 progetti - tra le centinaia presentati da giovani ricercatori e ricercatrici under 40 - che hanno superato la selezione del bando Futuro in Ricerca (FIR) 2013 (Decreto Ministeriale n. 956/ric del 28/12/2012). Il 46% dei vincitori è donna (31 dei 67 progetti) e l'età media è di 35 anni.

La scelta degli esperti ha privilegiato il carattere innovativo delle idee presentate, nonché il loro possibile impatto tecnologico-innovativo in termini di avanzamento delle conoscenze. Lo stanziamento complessivo di € 29.526.800 sarà ripartito per € 11.810.720 a Scienze della vita (28 progetti), per € 11.810.720 al gruppo di Matematica, Fisica, Chimica e Ingegneria (25 progetti) e per € 5.905.360 alle Scienze Umane (14 progetti). I fondi, erogati entro la fine dell'anno, consentiranno la stipula di contratti a tempo determinato a favore di circa 150 giovani ricercatori, che avranno la possibilità di poter lavorare a partire dall'inizio 2014 su progetti concepiti in maniera indipendente e autonoma all'interno di Atenei ed Enti pubblici di ricerca. Ulteriori contratti e collaborazioni scientifiche potranno aggiungersi in corso di attuazione.

Il nuovo bando 2014, che sarà emanato entro fine anno, presenterà alcuni elementi innovativi per allinearsi a procedure e regole utilizzate a livello internazionale. Gli obiettivi sono di: attribuire, come nel resto d'Europa, un maggior impulso al conseguimento dell'autonomia scientifica e professionale da parte dei giovani ricercatori fin dalle fasi iniziali della loro attività; accrescere anche le potenzialità di successo delle proposte italiane nell'ambito dei progetti che l'ERC (European Research Council) destina ai giovani (gli Starting Grant) per finanziare la ricerca di base.



Luigi Moscarelli
(dicembre 2013)

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<![CDATA[INTERUV: lo stato attuativo in Europa dei programmi di studio congiunti ]]>http://www.rivistauniversitas.it/Articoli.aspx?IDC=306618/11/2013Durante il secondo convegno regionale del progetto INTERUV: Joint Programmes - facilitator for university internationalisation (Roma, 6-7 novembre 2013), nell'ambito dell'Azione 3 di Erasmus Mundus, è stata presentata l'indagine "Study on joint programmes" che analizza lo stato attuativo dei programmi di studio congiunti, evidenziando gli aspetti delle singole realtà nazionali e valutandone il contributo al rafforzamento dell'internazionalizzazione universitaria, auspicata dall'ultima Conferenza dei Ministri UE dell'Istruzione Superiore (Bucarest - 2012).

L'indagine, promossa dalle 15 strutture nazionali Erasmus Mundus che partecipano al progetto[1], esamina 258 risposte al questionario on-line, fornite dalle Università (32 risposte provengono da Atenei italiani)  nel periodo 5 marzo - 24 aprile 2013.

L'81% delle università rispondenti conferma di aver adottato apposite strategie di internazionalizzazione per inserire i programmi congiunti nella propria offerta formativa: Ungheria, Francia, Regno Unito, Spagna e Italia sono i Paesi che li contemplano a tutti i livelli universitari.

L'organizzazione e gestione dei programmi congiunti risulta facilitata per quelli che coinvolgono un numero limitato di partners: i più frequenti coinvolgono due Atenei, con un alto tasso di rilascio del doppio titolo. In larga parte sono il risultato di iniziative istituzionali, ma ricevono un sostanziale aiuto dai programmi europei dedicati all'educazione: in Italia, accanto alle iniziative autonomamente sviluppate dalle singole Università, hanno un peso determinante i programmi attuati nell'ambito di Erasmus Mundus, Erasmus Curriculum Development e Tempus Programme. 

Ancora piuttosto scarso è stato il coinvolgimento del mondo produttivo: in Italia, tra i partners non accademici, prevalgono soprattutto i centri di ricerca scientifica. I settori disciplinari in cui sono più diffusi i programmi congiunti sono: scienze sociali, economia, giurisprudenza, scienze matematiche e informatica, ingegneria, lettere e filosofia. Gli studenti coinvolti, prevalentemente provenienti dai 15 Paesi partecipanti al progetto, sono ancora contenuti nel numero (in Italia 26.880 full-time e 435 part-time) e suddivisi preferibilmente in gruppi di 20 per progetto.

Sul piano didattico, la maggior parte dei programmi di studio congiunti si sviluppa come componente aggiuntiva di preesistenti corsi (add-on option) e rilascia un doppio titolo, distinguendosi da quelli originati da specifici accordi congiunti (stand alone option), che si concludono  con un titolo congiunto;

Soddisfacenti i ritorni motivazionali per le istituzioni coinvolte, riassumibili soprattutto: nell'espansione dell'offerta formativa, nell'accrescimento della visibilità internazionale, nel miglioramento dell'attrattività di studenti e di risorse finanziarie e nella costruzione della cittadinanza europea.


Scarica la pubblicazione.



Maria Luisa Marino
(novembre 2013)



[1] Austria, Repubblica Ceca, Estonia, Finlandia, Francia, Grecia, Ungheria, Italia, Lettonia, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Slovacchia, Spagna e Regno Unito.

 

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<![CDATA["Nestlé needs YOUth" apre le porte ai giovani]]>http://www.rivistauniversitas.it/Articoli.aspx?IDC=307926/11/2013«La disoccupazione giovanile è un tema logoro, ma irrisolto». Così ha esordito Alessandra del Boca, presidente della terza commissione del Cnel, nell'aprire la Tavola Rotonda in cui è stato presentato il 15 novembre il progetto Nestlé needs YOUth - il primo del genere sviluppato su così vasta scala, come ha sottolineato il presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy - rivolto ai giovani laureati e laureandi al di sotto dei 30 anni: per loro il Gruppo Nestlé si impegna a creare in Europa 10.000 opportunità di apprendistato e stage e 10.000 posizioni professionali entro il 2016. Del Boca  ha rimarcato in modo particolare «il valore di un progetto concreto» che affronta alla radice il nodo della disoccupazione giovanile. I problemi sono molti: dal fossato che separa l'educazione dal mercato del lavoro ai freni istituzionali che gravano sui centri per l'impiego, dalle piccole e medie aziende che fanno poca ricerca specie nel terziario avanzato a un regime fiscale che penalizza ogni spazio di impresa, fino a una realtà previdenziale poco flessibile in uscita che ostacola l'assunzione dei più giovani. Proprio per stimolare la sinergia tra istruzione e lavoro, il progetto Nestlé needs YOUth comprende al suo interno Readiness for work, un programma che include orientamento professionale e corsi per elaborare il curriculum e presentarsi al colloquio di lavoro.

Come ha sottolineato Laurent Freixe, Executive Vice-President di Nestlé-Zone Director per l'Europa, in questo momento di crisi politico-sociale tutti siamo chiamati a fare la nostra parte: quale impatto sociale avrebbe l'abbandono di tanti giovani, lasciati ai margini senza un lavoro e senza un futuro? «Noi intendiamo fare tutto ciò che è nelle nostre possibilità per rafforzare e sviluppare le competenze di questi ragazzi, rendendoli più interessanti per le aziende, a prescindere dal loro livello di formazione». Le opportunità di inserimento in azienda riguardano vari settori: produttivo, amministrativo, finanziario, tecnico, risorse umane, vendite, marketing, ricerca e sviluppo.

In Italia, dove «la ripresa dell'occupazione giovanile rappresenta una priorità urgentissima», Leo Wencel, capo Mercato del Gruppo Nestlé in Italia, ha spiegato quale sarà in concreto in contributo dell'azienda nel nostro Paese: «A partire dal 2014, la Nestlé intende offrire ai giovani sotto i 30 anni oltre 1.000 opportunità in 3 anni, equamente divise tra tirocini/stage e contratti a tempo determinato e indeterminato». Wencel ritiene che una grande azienda debba impegnarsi a risolvere un problema «che riguarda la società che la ospita e che non può essere demandato solo alle istituzioni» e spera che l'iniziativa generi «un circolo virtuoso in grado di contagiare altre realtà produttive e riflettersi positivamente sul tessuto economico e sociale», rovesciando così le cifre che indicano come disoccupato un giovane su quattro.

Giacomo Piantoni, direttore Risorse Umane del Gruppo, ha precisato che lo scopo prioritario del progetto è di «rafforzare le competenze dei giovani per facilitare il loro ingresso nel mondo del lavoro. Un piano articolato che comprende tutte le fasi di un percorso che va dall'orientamento all'employability, dall'offerta di tirocini/stage/apprendistato fino all'inserimento in azienda». Un'azienda deve saper guardare lontano, oltre il profitto immediato dell'azionista: creare valori condivisi all'interno del tessuto sociale dell'azienda significa trasformare un momento di crisi in un investimento. Questo comporta, ad esempio, sviluppare il welfare aziendale per i dipendenti in modo che riescano a conciliare lavoro e vita privata: in concreto, Nestlé incentiva il lavoro part-time e il telelavoro, e a Milano e Perugia sono disponibili nidi aziendali e campi estivi che accolgono i bambini quando le scuole sono chiuse. Coinvolgere nel progetto anche le istituzioni pubbliche, le organizzazioni sindacali e la rete dei fornitori comporta ricadute positive sul territori. Nestlé conta circa 63mila fornitori in tutta Europa, dalle aziende che forniscono le materie prime a quelle dei servizi: «L'idea è di contaminare tutta la filiera. Vorremmo, cioè, che i fornitori prendessero parte all'iniziativa aprendo anch'essi posizioni di lavoro e stage. Qualcuno ci sta già pensando». Se poi si intensificherà la solidarietà tra nord e sud dell'Europa, il progetto acquisirà davvero grande respiro.

Per Marco Oriolo, vice presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria con delega all'economia, la disoccupazione non è l'unico dramma dell'Italia: ci sono anche l'eccesso di burocrazia, l'enorme spreco di capitale umano («molti sono impiegati a un livello più basso del titolo di studio conseguito»), il disallineamento tra scuola e lavoro («una migliore formazione significa alta intensità di conoscenza e di competenza») e la tassazione esagerata. Secondo Oriolo «non servono incentivi o bonus alle assunzioni per convincere un'impresa ad assumere, questi sono solo palliativi: l'impresa assume se serve forza lavoro al suo business. Dunque la crescita è l'unica via: bisogna trovare il modo di incentivarla. C'è bisogno di una riduzione degli adempimenti burocratici, di flessibilità "sana" in entrata e in uscita, di una semplificazione delle leggi sul lavoro. E poi ci vuole una riforma fiscale: per una tassazione più giusta non solo per le persone, ma anche per le imprese. A un'impresa che guadagna 100 euro ne rimangono 32, contro una media Ocse tra 55 e 65 (53 in Germania): una situazione che noi consideriamo quasi di confisca. Questo ci penalizza nella competitività con le imprese straniere, perché rende impossibile investire in ricerca e sviluppo: è come fare una corsa con venti chili in più sulle spalle». A proposito di spending review, Oriolo ricorda che la nostra macchina burocratica inghiotte ogni anno 800 miliardi di euro: basterebbe tagliare solo il 5% per liberare 40 miliardi di risorse da investire per il Paese. Ma non bastano i soldi se leggi e regole non cambiano. Un tema, questo, condiviso anche da Stefano Da Empoli (presidente dell'Istituto per la competitività e ricercatore nell'Università di Roma Tre).

Anna Laura Marini, vice direttore della Direzione Generale per l'Istruzione e la Formazione tecnica superiore del MIUR, ha messo in evidenza il fatto che i giovani arrivano tardi e con poche competenze sul mercato del lavoro, ovvero non sono in grado di svogere in breve tempo un'attività professionale. Oggi c'è un soggetto nuovo, «il comitato tecnico scientifico, in cui dovrebbe stare anche l'impresa per avere voce in capitolo su come la scuola costruisce il piano di studi»; questo significa che dopo le scuole medie spetta agli istituti tecnici e professionali costruire programmi in cui sia presente anche il punto di vista delle imprese. Un nuovo approccio che segna una svolta radicale rispetto alla netta separazione in cui sono vissute fino ad ora.

Una valutazione positiva all'iniziativa Nestlé needs YOUth è arrivata anche dai rappresentanti dei sindacati confederali. Secondo Fabrizio Scatà (CISL) «dà valore e significato alla missione imprenditoriale ed etico-sociale, fa crescere reddito occupazione e consumi, arricchisce l'organico dei dipendenti, colma il divario tra formazione e mercato del lavoro». Stefania Crogi (CGIL) ritiene apprezzabile la capacità di coniugare educazione e lavoro. Stefano Mantegazza (UIL) sottolinea il respiro europeo di un programma che prevede «i prestiti d'onore per i figli dei dipendenti e riduce il fossato fra formazione e impresa, troppo a lungo liquidato come luogo di solo profitto».

Daniele Fano, responsabile della Segretaria tecnica del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, ha concluso l'incontro ricordando la crisi del modello aziendale italiano, basato principalmente su imprese medio-piccole - un tempo dinamiche e oggi schiacciate dalla concorrenza estera e da un sistema che non le aiuta -, e penalizzato dalla mancanza di grandi gruppi industriali. Non a caso USA e Germania sono gli unici paesi che invertono la rotta della disoccupazione. In sintesi, per noi la sfida è più grande, perché l'Italia deve rilanciare un modello che va reinventato, a cominciare dal potenziamento del tirocinio e dell'alternanza tra istruzione e lavoro, in modo da non affacciarsi sul mercato solo al temine degli studi. Riferendosi a Nestlé, Fano ha sottolineato che «un'azienda che coniuga responsabilità sociale d'impresa e investimento nei giovani ha vita lunga, perché sa guardare lontano. Oggi non è facile investire, ma nel tempo si raccoglieranno ottimi frutti».

 

Per candidarsi, inviare il proprio curriculum a nestleneedsyouth@it.nestle.com

 

Isabella Ceccarini
(novembre 2013)

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<![CDATA[Corsi a numero programmato: riattivato con decreto MIUR il bonus maturità e pubblicata la nuova graduatoria degli idonei ]]>http://www.rivistauniversitas.it/Contenuti.aspx?IDC=310418/12/2013Nuove chance per gli studenti che non hanno potuto usufruire del bonus maturità ai fini delle iscrizioni ai corsi di laurea a numero programmato. A conclusione di una vicenda complessa, il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca ha emanato il decreto che fissa le modalità di accesso in sovrannumero ai corsi di laurea a programmazione nazionale per gli studenti che hanno maturato il diritto al cosiddetto "bonus maturità", reintrodotto dal decreto "L'Istruzione riparte" soltanto per quest'anno. Il provvedimento mira a ripristinare il metro dell'equità del bonus maturità, eliminato lo scorso 9 settembre dal Consiglio dei Ministri, proprio mentre i ragazzi stavano affrontando le prove di accesso ai corsi di laurea universitari.

Coloro che, in seguito allo svolgimento dei test di ingresso, non avevano ancora inserito i dati sulla votazione conseguita all'esame di maturità, hanno avuto dieci giorni di tempo (dal 29 novembre al 9 dicembre) per effettuare l'operazione sul portale www.universitaly.it. Tale possibilità è stata concessa agli studenti che avevano ottenuto almeno 20 punti al test di ammissione. La nuova graduatoria è stata pubblicata il 18 dicembre 2013 sul sito www.accessoprogrammato.miur.it, nell'area riservata ad ogni candidato.

Questa nuova graduatoria non prevede scorrimenti: vi sono inseriti coloro che sono rientrati nei 10.302 posti per la graduatoria di Medicina e Odontoiatria, 830 per la graduatoria di Veterinaria e 8.787 per Architettura. Rimane comunque in vigore la graduatoria pubblicata lo scorso 30 settembre, in via di scorrimento.

Gli studenti inseriti nella graduatoria del 18 dicembre possono iscriversi in sovrannumero in una sola sede, individuata rispettando la posizione in graduatoria e l'ordine delle preferenze. Possono iscriversi in sovrannumero (nel 2013-2014 o nel 2014-2015) coloro che, privati del bonus, erano stati esclusi dalla graduatoria del 30 settembre. La stessa possibilità è riservata a coloro che, non ancora immatricolatisi, sono risultati in posizione utile nella graduatoria di settembre, ma assegnati ad una sede meno favorevole rispetto alle preferenze indicate. Possono trasferirsi in una sede migliore anche gli immatricolati entro il 13 dicembre 2013, ma solo a partire dal 2014-2015.

In seguito alla pubblicazione della nuova graduatoria, le Università hanno avviato le procedure di immatricolazione degli ammessi in sovrannumero, che rimarranno aperte fino al 31 gennaio 2014. Gli aventi diritto che non fossero iscritti entro quella data, potranno iscriversi in sovrannumero solo nel 2014-2015.

 

Andrea Lombardinilo
(18 dicembre 2013)

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<![CDATA[Il Cardinal Scola all’Università di Milano-Bicocca: università come luogo di formazione alla libertà]]>http://www.rivistauniversitas.it/Contenuti.aspx?IDC=309406/12/2013L'Università è il luogo della maturazione profonda della persona e deve essere capace di formare ogni uomo alla ricerca della libertà. È una risorsa perché il suo scopo è formare la persona umana prima che lo studente e il professionista del domani. Questo, in sintesi, il pensiero del cardinale Angelo Scola, nell'incontro tenuto all'Università degli Studi di Milano-Bicocca lo scorso 27 novembre 2013.

L'evento era stato voluto proprio dall'Arcivescovo di Milano, con il titolo "Ricerca di libertà. L'università come risorsa". Assieme al cardinale sono intervenuti anche il rettore della Bicocca Maria Cristina Messa e Salvatore Natoli, professore di filosofia teoretica della Bicocca.

Il cardinale si è soffermato sull'università come "luogo dell'umano", della ricerca della libertà in quanto soddisfazione di un bisogno soggettivo, e della ricerca della verità come conseguenza della formazione alla libertà. In particolare, tre sono i suggerimenti del cardinal Scola ai giovani e ai docenti che vivono ogni giorno la realtà universitaria: 1) guardare alle persone non solo come studenti, ma come esseri umani desiderosi di conoscere in modo approfondito la realtà che li circonda; 2) interpretare la propria attività di studio e di lavoro alla luce della ricerca del significato della propria vita; 3) la necessità di promuovere un lavoro di didattica e di ricerca coordinato fra docenti e discenti, in modo che i programmi di studio possano dare risposte concrete alla necessità del sapere da parte di coloro che un domani saranno chiamati a impegnarsi in prima persona nella società del futuro.

 
Per rivedere gli interventi del convegno, ci si può collegare sul sito streaming dell'Università di Milano-Bicocca.



Flavio Bellezza
(6 dicembre 2013)

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<![CDATA[Giovani & Lavoro: presentati i dati del rapporto Specula Lombardia]]>http://www.rivistauniversitas.it/Contenuti.aspx?IDC=309304/12/2013Anche in Lombardia la crisi si fa sentire, soprattutto per quanto riguarda la capacità del mercato del lavoro di assorbire i giovani laureati. Questo il dato che emerge dal rapporto "Specula", indagine realizzata da Formaper, azienda speciale della Camera di Commercio di Milano grazie al contributo di Regione Lombardia, Unioncamere Lombardia e Camera di commercio di Milano in partnership con province e università lombarde e presentata in un convegno a Milano, al Grattacielo Pirelli, lo scorso 19 novembre.

La ricerca, illustrata da Anna Soru e Cristina Zanni - ricercatrici Formaper - ha evidenziato (dati relativi al 2012) che un terzo dei laureati in Lombardia a un anno dalla laurea è senza lavoro e circa uno su venti (4,7% contro una media del 3,9% dell'anno prima) trova occupazione fuori regione e all'estero. Sono soprattutto ingegneri, professionisti del settore sanitario e laureati in economia quelli che vanno all'estero mentre sempre più laureati tra quelli che hanno trovato lavoro in Lombardia sono sotto inquadrati (il 48% dei laureati triennali e il 35% dei laureati magistrali) e sono occupati con una qualifica per la quale non è richiesto neanche il diploma.

Il tempo medio di inserimento nel mercato del lavoro è di 153 giorni: il dato scende per i neolaureati di sesso maschile (148 giorni) e per i laureati nelle varie lauree ingegneristiche (quasi tutte intorno ai 100 giorni), quindi sembrerebbero leggermente più penalizzate le studentesse, che solo nel 18,7% dei casi ricopre un lavoro adeguato alla propria qualifica contro il 29,3% degli uomini. Si conferma, rispetto alle precedenti edizioni dell'indagine il trand sulla tipologia contrattuale offerta ai giovani: solamente al 23,1% viene offerto un contratto stabile (tra tempo indeterminato, apprendistato e contratto di inserimento).

 


Simona Miano
(4 dicembre 2013)

 

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<![CDATA[La nuova giunta della CRUI]]>http://www.rivistauniversitas.it/Contenuti.aspx?IDC=308903/12/2013Il 21 novembre 2013 l'Assemblea della Conferenza dei Rettori ha eletto i nuovi membri della Giunta.

I componenti sono:

- Stefano Paleari (presidente, Università di Bergamo),
- Alberto Tesi (segretario generale, Firenze),
- Giovanni Puglisi (vicepresidente, IULM),
- Giacomo Deferrari (Genova),
- Francesco Rossi (Seconda Università di Napoli),
- Pasquale Catanoso (Mediterranea di Reggio Calabria),
- Luigi Frati (Sapienza di Roma),
- Roberto Lagalla (Palermo),
- Sergio Pecorelli (Brescia),
- Giuseppe Zaccaria (Padova),
- Vincenza Zara (Salento).


La Giunta rimarrà in carica fino al 21 novembre 2016.


La Redazione
(3 dicembre 2013)

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<![CDATA[Diritto allo studio universitario e corruzione: il fenomeno degli studenti “evasori” come nuovo campanello d’allarme]]>http://www.rivistauniversitas.it/Contenuti.aspx?IDC=308702/12/2013Sulle pagine dei quotidiani italiani di questi ultimi giorni (28 e 29 novembre 2013) è apparsa la notizia dei controlli effettuati dalla Guardia di Finanza sulle dichiarazioni Isee degli studenti iscritti alle tre principali università romane statali (Sapienza, Tor Vergata e Roma Tre).

Secondo le fonti citate in tutti gli articoli sull'argomento - dati provenienti dall'operato delle Fiamme Gialle nel giorno della firma di un protocollo tra GdF, le tre università romane statali e l'ADISU (Ente regionale per il diritto allo studio del Lazio) - per l'anno accademico in corso l'83,7% dei 196 mila studenti iscritti ha presentato domanda e relativa dichiarazione Isee per ottenere borse di studio, affitti calmierati, sconti su trasporti e assegni e la riduzione delle tasse universitarie. Alla Sapienza, il 16% dei richiedenti è stato inserito nella prima fascia (quella più bassa); negli altri due atenei, la percentuale è risultata più alta (27%).

Nel 2012, su 848 controlli effettuati dalla Guardia di Finanza sulle dichiarazioni Isee presentate, sono state 521 le irregolarità evidenziate. Nel 2013, su 546 controlli, gli irregolari sono stati 340. I titoli dei giornali parlano già di una "guerra ai falsi poveri", agli "studenti evasori" capaci in questo modo di sottrarre fondi agli studenti realmente bisognosi e meritevoli, nonché rei di frodare lo Stato.

 

L'attività posta in essere da uno studente evasore è uno dei risvolti più inquietanti e degli esempi pratici di corruzione nel mondo universitario, tema affrontato dalla rivista Universitas nel n. 127 di gennaio 2013 (pp. 45 - 51). Un fenomeno, quello della corruzione, che non è tipico di un solo paese (quindi non è un caso tipicamente "italiano") ma che è esteso su scala internazionale ed è un ostacolo imponente alla internazionalizzazione del settore dell'istruzione superiore.

 

Rassegna stampa sulla notizia dei falsi poveri.

Le pagine della rivista Universitas n. 127 con gli articoli sulla corruzione nell'università.

 

 
Danilo Gentilozzi
(2 dicembre 2013)

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