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Le fabbriche di titoli
Ricerca a cura del Cimea e dell'Istituto S.Pio V
 


Si tratta di materia assai delicata e di scottante attualità, che attiene a istituti, attività, procedure e titoli di studio che sfuggono a controlli di tipo interno ed esterno, sono carenti sul piano dei contenuti, della qualità e dei requisiti minimi e spesso configurano vere e proprie fattispecie patologiche.
Tali anomale situazioni si rinvengono in entrambi i modelli di istruzione superiore più diffusi a livello internazionale, quello dell’Europa continentale, che prevede la costituzione di università su iniziativa pubblica e la coesistenza delle stesse con università private riconosciute dallo Stato, e quello di tradizione anglosasso-ne, secondo cui le università, libera espressione della società civile, vivono in regime di autoregolazione nel quadro di normative molto leggere e flessibili.
Le su accennate situazioni, espressione di una società complessa, dinamica, globalizzata, tecnologicamente avanzata, caratterizzata da comunicazioni in tempo reale, sono propiziate dall’amplissima libertà che gli ordinamenti vigenti riconoscono alla scienza, alla ricerca e all’educazione e sono sostenute da una domanda assai consistente, cui si accompagna un’elevata capacità di spesa.
Gli Autori, muovendo da questi presupposti e sulla base di tali riferimenti, individuano nel “mercato dell’istruzione superiore dequalificata e irregolare” tre diverse tipologie di “bad practices”:
-    la prima, consistente “nell’adulterazione del retroterra formativo del titolo accademico e nei connessi processi di dequalificazione dei titoli”;
-    la seconda, da cui scaturisce “l’incerta identità delle istituzioni transnazionali e l’elusione dei normali procedimenti di monitoraggio, accreditamento, ispezione e sanzione”;
-    la terza, relativa alla “contraffazione dei curricula e alla falsificazione dei titoli”.
La ricerca, ligia a un canone metodologico lineare e coerente, trae avvio nel primo capitolo da “Uno sguardo di assieme” sull’istruzione superiore vista nella sua dimensione internazionale, nelle sue dinamiche e nella sua esposizione ai fenomeni di deterritorializzazione, di educazione a distanza e di contraffazione dei titoli di studio. La stessa si sviluppa, nei capitoli successivi, attraverso un percorso rigorosamente logico e sequenziale, che abbraccia i vari aspetti della delicata materia: dall’accreditamento delle università in alcuni Paesi (Francia, Regno Unito, Stati Uniti, Italia) alla formazione transnazionale nelle varie forme comune-mente riconosciute, dall’indagine di campo sulle “Fabbriche di diplomi” alle politiche di contrasto finalizzate alla protezione legale dei titoli accademici e professionali e alla lotta alla pubblicità ingannevole.
Lucide, puntuali, esaustive, ricche di indicazioni, di esemplificazioni, di dati, risultano l’esplorazione e l’analisi dell’area identificata con le “Fabbriche di diplomi”, vale a dire con quelle istituzioni indipendenti dai sistemi nazionali, che, in brevissimo lasso di tempo e dietro pagamento di somme rilevanti, rilasciano titoli di studio senza che siano stati seguiti percorsi formativi strutturati e ufficiali, e senza che siano state so-stenute prove di esame.
Nel vasto panorama delle diverse tipologie di istituzioni non riconosciute (da quelle “false” a quelle non accreditate, i cui titoli di studio non sono riconosciuti, a quelle che riproducono o falsificano titoli originali) la ricerca individua una serie di casi concreti e definisce una checklist sulla cui base identificare potenziali istituzioni non riconosciute, non accreditate o irregolari.
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