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Rapporto Unioncamere 2010: l’importanza dei titoli di studio per l’ingresso nel mercato del lavoro
 


Il Centro Studi Unioncamere ha pubblicato il Rapporto Unioncamere 2010. In questo rapporto, presentato durante l'ottava edizione della Giornata dell'Economia, ci si è soffermati sugli effetti della crisi economica sul tessuto economico-produttivo italiano, mostrando come esso abbia saputo reggere l'impatto negativo della crisi, continuando ad espandersi anche a costo di profonde riorganizzazioni.
Il vero patrimonio sul quale l'Italia ha potuto contare per arginare l'impatto della crisi è stato il lavoro; ciò è dimostrato dal fatto che le previsioni occupazionali per il 2010, pur in presenza di un tasso di variazione negativo, evidenziano un leggero aumento delle assunzioni, concentrato su figure di alta specializzazione.
Proprio sul prototipo di figure lavorative da assumere, uno dei capitoli del rapporto analizza l'effetto "protettivo" del titolo di studio, ovvero se e in che modo l'essere possessori di una laurea o di un diploma dia maggiori o minori garanzie di entrare nel mercato del lavoro. Realizzato con l'ausilio di Excelsior, il sistema informativo promosso da Unioncamere e dal Ministero del Lavoro con il contributo dell'Unione Europea, in esso si evidenzia come ad un generalizzato aumento di figure high skill corrisponde l'incremento della richiesta di personale con un livello di istruzione universitario. Più elevato è il titolo di studio, maggiori saranno le possibilità di trovare un lavoro, sia esso il primo o una ricollocazione. È un dato di fatto che i titoli universitari siano maggiormente spendibili nelle regioni del Centro-Nord, dove tuttavia le imprese si dichiarano spesso "indifferenti" rispetto al tipo di laurea. Da ciò la maggiore importanza a questi titoli, anche se nel rapporto si sottolinea come quattro su dieci posti offerti richiedano almeno il possesso di un diploma; in tal modo, il diploma va configurandosi come il requisito minimo per l'accesso al mercato del lavoro in una posizione stabile e qualificata.
Il peso del titolo di studio può essere stimato anche in base ad altri indicatori, quali i tassi di entrata, l'importanza assegnata al titolo di studio al momento dell'assunzione in base al tipo di settore (industria, servizi o altro), il gruppo professionale di inserimento (a seconda che si tratti di operai, impiegati, dirigenti o tecnici) e il tipo di contratto.
Le conclusioni a cui pervengono i curatori del rapporto sono essenzialmente le seguenti: per trovare e mantenere un lavoro soddisfacente è necessaria una qualificazione; per laureati e diplomati, i tassi di entrata sono superiori alla media; possedere una laurea ha un effetto maggiormente protettivo rispetto al possesso di un diploma, ma alcuni diplomi sono più spendibili di determinati indirizzi di laurea.

Danilo Gentilozzi
 
 
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