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segnalato da Freeonline.it
Pubblicato il rapporto "Education at a Glance 2010: indicators"
OCSE
 


In periodi di recessione economica come gli attuali, l'investimento in istruzione si dimostra la ricetta migliore per sviluppare il potenziale di crescita di lungo periodo, rispondendo altresì ai profondi cambiamenti tecnologici e demografici, che stanno ridisegnando ovunque il mercato del lavoro. È quanto emerge dalla pubblicazione annuale OCSE "Education at a Glance: Indicators 2010" che analizza con un'ottica comparativa le performance dei sistemi di istruzione dei paesi membri e l'impatto della formazione sui livelli di retribuzione e sulle opportunità di impiego degli adulti. I meno scolarizzati mostrano infatti di avere minori probabilità di trovare lavoro e più esposti al rischio di disoccupazione.
Senza contare che le risorse pubbliche investite in istruzione producono anche un maggior gettito fiscale netto. Il Rapporto indica infatti che nei paesi OCSE una persona con un livello di istruzione terziaria produrrà in media durante la sua vita lavorativa circa $ 119.000 in più di imposte sul reddito e di contributi sociali rispetto a una persona con istruzione secondaria. Dopo aver ripagato la quota di finanziamento pubblico che ha parzialmente coperto il costo dell'istruzione superiore di quella persona, del maggior importo di imposte e contributi rimangono circa $ 86.000, vale a dire quasi tre volte l'investimento pubblico medio per studente nel settore dell'istruzione terziaria.

Il Rapporto evidenzia anche come negli ultimi 30 anni i livelli di istruzione sono molto cresciuti (anche se in molti Paesi all'aumento significativo della spesa non sempre ha corrisposto un miglioramento della qualità nei risultati dell'apprendimento). Nella media OCSE circa il 35% della classe di età 25-34 è in possesso di un titolo di istruzione terziaria, ben 22 punti percentuali in più della fascia di età 55-64.
La mobilità studentesca continua a crescere. Nel 2008 oltre 3,3 milioni di studenti universitari sono stati iscritti fuori del paese d'origine (+10,7% rispetto all'anno precedente). Nel mercato competitivo dell'istruzione internazionale nuovi paesi come Russia, Australia, Corea e Nuova Zelanda hanno attirato un numero maggiore di studenti stranieri, mentre hanno cessato di crescere gli USA (passati nel periodo considerato dal 26% al 19%), la Germania, il Regno unito e il Belgio. La quota più grande di studenti stranieri proviene dalla Cina (17% del totale); il 22% dei cinesi è diretto negli USA e il 15% in Giappone.

Il Rapporto sottolinea infine le dimensioni dell'apprendimento permanente: spesso l'apprendimento non finisce con l'istruzione terziaria e molti adulti continuano la formazione e lo studio nel corso della vita lavorativa. Si calcola che nei paesi OCSE oltre il 40% degli adulti siano impegnati in attività di istruzione formale e non, variando in termini percentuali da oltre il 60% in Nuova Zelanda e Svezia a meno del 15% in Ungheria e in Grecia.
 
Per consultare e scaricare il Rapporto, clicca su questo link.
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