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Il 7° Rapporto UE sui sistemi d’istruzione dei Paesi membri
 


È stato presentato lo scorso 19 aprile a Bruxelles il 7° Rapporto annuale dell'Unione europea sui sistemi d'istruzione dei Paesi membri. Dieci anni dopo gli obiettivi fissati a Lisbona e meno di dieci prima della scadenza della Strategia Europa 2020, il Rapporto ha fatto il punto sullo stato di avanzamento delle riforme nell'ambito dell'istruzione e della formazione professionale nei 27 paesi UE più Croazia, Macedonia, Islanda, Turchia, Norvegia e Liechtenstein. Nell'ultimo decennio il panorama educativo ha registrato ovunque significativi miglioramenti, ma degli obiettivi fissati per il 2010[1] è stato centrato solo quello relativo alla crescita dei laureati in matematica, scienze e tecnologia (+37% rispetto al 2000), in misura largamente superiore al previsto 15%, mentre la dispersione scolastica continua a interessare 1 allievo su 7, e uno studente di 15 anni su 5 mostra ancora difficoltà di lettura.

Per quanto concerne l'istruzione universitaria, è abbastanza prossimo alla realizzazione l'obiettivo che fissa al 40% la quota di laureati nella popolazione in età 30-34 anni: in realtà già nel 2009 undici Paesi (Irlanda, Danimarca, Lussemburgo, Finlandia, Cipro, Svezia, Francia, Belgio, Regno Unito, Lituania e Paesi Bassi) avevano raggiunto tale risultato. L'Italia, nonostante sia quasi riuscita a raddoppiare nel decennio la qualificazione della popolazione adulta (passata dall'11,6% del 2000 al 19% del 2009), è ancora lontana dal traguardo e figura agli ultimi posti dell'ideale graduatoria così come si posiziona in basso anche a proposito degli indicatori che misurano lo stato attuativo del Processo di Bologna (degree system, quality assurance e riconoscimento accademico dei diplomi). Nel loro complesso, le università europee appaiono ben piazzate nei ranking internazionali: ad esempio quello di Shanghai indica, tra le prime 500 al mondo, ben 191 istituzioni europee rispetto a 154 statunitensi e 25 giapponesi. Nel Rapporto dell'Ue emergono positivi risultati nell'insegnamento delle lingue straniere, anche se appare lontano l'obiettivo stabilito a Barcellona di 2 lingue per allievo.

La mobilità studentesca è in aumento, ma non è ancora un'opportunità per tutti: poco sviluppata a livello d'istruzione professionale, lo è molto di più a livello universitario per effetto del Programma Erasmus, dell'Azione Marie Curie e dei programmi bilaterali. Gli studenti dei 27 paesi europei che nel 2008 hanno scelto di compiere gli studi superiori al di fuori dei confini nazionali si sono distribuiti negli Usa (18,7%), nel Regno Unito (10%), in Australia (6,9%), in Canada (5,5%), in Russia (4,3%) e nei restanti paesi europei (in Italia il 2%). In crescita il numero degli studenti indiani (43.000 unità) e cinesi (116.000 unità) che privilegiano le università europee. Nell'ambito del Programma Erasmus, la conoscenza di una seconda lingua oltre alla propria spinge a scegliere il paese in cui quella lingua è parlata: il Regno Unito ospita 16.065 studenti, più del doppio rispetto ai britannici che vanno all'estero (7.429 unità), e la Spagna nell'A.A. 2008-09 ne ha accolti 28.175 rispetto ai 24.399 in partenza. Abbastanza equilibrata la situazione italiana: 17.754 in partenza rispetto ai 15.530 in arrivo.

In media la spesa pubblica europea complessiva per l'istruzione è risultata piuttosto stazionaria rispetto all'inizio del decennio (4,98% del Pil, in Italia 4,29%), più alta di quella del Giappone (3,5%), ma più bassa rispetto agli Usa (5,3%). Usa e Giappone dispongono, al contrario dell'Europa, di un solido sistema di finanziamenti privati tanto è vero che, secondo il Rapporto, i 27 paesi europei avrebbero bisogno di investire annualmente più di 10 mila euro per studente (pari ad una spesa complessiva di almeno 200 miliardi di euro l'anno) per raggiungere il livello statunitense. Ciò vale soprattutto per l'istruzione superiore alla quale i paesi membri destinano complessivamente l'1,2% della ricchezza prodotta. Per potenziare il cosiddetto "triangolo della conoscenza" (istruzione, ricerca e innovazione) sarebbe invece opportuno elevare i finanziamenti pubblici e privati fino al 2%.

È previsto a breve che i 27 Paesi dell'Unione, alla luce del Rapporto pubblicato, presentino alla Commissione i loro programmi nazionali di riforma necessari per raggiungere tutti gli obiettivi stabiliti. La Commissione, da parte sua, indicherà nuovi parametri di riferimento per quanto concerne l'occupabilità e la mobilità.

 
Leggi il comunicato stampa sul sito dell'Unione europea.

 

Maria Luisa Marino




[1] Dispersione scolastica inferiore al 10%; miglioramento delle capacità di lettura; aumento numerico dei diplomati e dei laureati nelle materie scientifiche e degli adulti coinvolti in attività di educazione permanente.

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