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Il dibattito attorno ai criteri di valutazione dell’ANVUR
 


L'insediamento dell'ANVUR (Agenzia di Valutazione dell'Università e della Ricerca) è stato accompagnato da numerosi interventi, alcuni costruttivi, altri aspramente critici. Tra quelli critici si segnalano gli interventi di Tullio Gregory sul Corriere della Sera del 10 settembre 2011 e sul Manifesto del 21 settembre 2011, di Andrea Cammelli sul Sole 24 Ore del 19 settembre 2011 e di Giorgio Israel su Tempi che uscirà il prossimo 28 settembre 2011.

Per questa ragione, il presidente Stefano Fantoni ha scritto una lettera aperta pubblicata sul Corriere della Sera del 21 settembre in cui prova a chiarire gli obiettivi dell'Agenzia.

Premesso che il raggio d'azione dell'ANVUR è molto vasto, il settore che ha generato maggiore interesse, e maggiori attacchi, è quello dell'accesso ai ruoli accademici. L'Agenzia si propone di «innescare un processo di miglioramento dell'università e individuare i metodi di riconoscimento della qualità dei ricercatori e dei docenti che riducano il margine di arbitrio delle commissioni giudicatrici». Fantoni ha riassunto le proposte dell'Agenzia in due concetti principali: «Chi aspira a una data posizione accademica deve avere requisiti almeno pari a quelli della metà superiore di coloro che già la occupano, garantendo così nel tempo il miglioramento della qualità media; chi si propone come "commissario" deve essere non inferiore a coloro che dovrà valutare». I requisiti necessari saranno stabiliti in base alle procedure utilizzate negli atenei di tutto il mondo, ovvero gli indicatori bibliometrici e il giudizio dei pari.

Dotare l'università italiana di un efficace sistema di valutazione, già presente in altri paesi europei, ha fatto sollevare obiezioni soprattutto da parte di chi ha visto vacillare una serie di privilegi consolidati. Alcuni, infatti, hanno subito denunciato «la scomparsa di criteri come la passione per la ricerca, la sopravvalutazione degli aspetti internazionali e, ancora, la meccanicità di criteri e indicatori che, nati in ambito tecnico-scientifico, sono di difficile applicazione in ambito umanistico e sociale». Si tratta di critiche che possono avere una base di verità, tuttavia una norma generale che serve a migliorare il sistema universitario non si può basare su casi eccezionali: se l'impiego di questi indicatori dovesse «lasciar fuori un ottimo studioso "di nicchia"», d'altra parte ridurrebbe l'accesso di molti non meritevoli, la cui immissione in ruolo ha prodotto nel mondo accademico quegli effetti nefasti con cui ci scontriamo costantemente, e di cui tutti ci lamentiamo.

«Una buona università è condizione indispensabile per lo sviluppo economico e sociale, oltre che per la promozione dei singoli». Anche per questo, conclude Fantoni, «siamo fiduciosi che la parte più ampia e più sana del sistema universitario e della ricerca sia pronta, come noi dell'ANVUR, ad accettare la sfida del cambiamento».

Sulla natura e i compiti dell'Anvur leggi l'intervista rilasciata dal prof. Fantoni nel n. 120 di "Universitas" e ripresa parzialmente in questo sito (http://www.rivistauniversitas.it/Articoli.aspx?IDC=2262).

 


Isabella Ceccarini

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