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Indagine Istat sulla mobilità dei dottori di ricerca: dal Sud al Nord e dall’Italia all’estero la migrazione dei cervelli
 


È stata pubblicata dall'ISTAT l'indagine Mobilità interna e verso l'estero dei dottori di ricerca. In essa viene disegnata la mappa dei flussi migratori del segmento culturalmente più qualificato della forza lavoro e si offre, cifre alla mano, un valido strumento di analisi del fenomeno del brain drain italiano.

Lo studio, realizzato tra dicembre 2009 e febbraio 2010, si è avvalso d'interviste a 15.568 dottori di ricerca, confrontando la ripartizione geografica della residenza prima dell'iscrizione universitaria con quella rilevata al momento. È emerso che gli spostamenti seguono la direttrice Sud - Nord, riflettendo scelte di trasferimento assunte molto spesso già prima del conseguimento del titolo. Dal Mezzogiorno i dottori di ricerca si spostano soprattutto verso il Centro e il Nord (10,8% in entrambi i casi), andando a compensare i colleghi delle Regioni settentrionali, che a loro volta preferiscono destinazioni oltre i confini nazionali.

All'interno del Paese è rilevata una maggiore capacità attrattiva da parte di Trentino Alto Adige (51%), Emilia Romagna (31,3%), Lombardia (28,1%), Veneto (27,2%), Toscana (26,9%), Lazio (24,9%) e Piemonte (24,3%). Il flusso emorragico riguarda soprattutto le Regioni dell'Adriatico centro-meridionale (Marche, Abruzzo, Molise e Puglia), la Basilicata, la Calabria e la Sicilia. L'ultimo decennio ha segnato in Italia una crescita costante sia dell'offerta formativa che del numero di coloro che hanno terminato gli studi al più alto livello (dalle 4.000 unità del 2000 si è passati ai 12.000 dottori di ricerca del 2008). L'identikit del dottore di ricerca che preferisce andare all'estero riassume le seguenti caratteristiche: originario del Centro - Nord, proveniente da famiglie con elevato livello d'istruzione (padre o madre almeno diplomati), ha conseguito il dottorato in età relativamente giovane (meno di 32 anni), svolge attività di ricerca (almeno in parte) nell'attuale lavoro iniziato successivamente al conseguimento del titolo.

I dottori di ricerca, che hanno trascorso periodi in un altro Paese, durante e grazie al corso di dottorato, risultano vivere all'estero in quota doppia rispetto alla media generale (12,9% rispetto al 6,4%). I maschi risultano più mobili verso l'estero (7,6% rispetto al 5,1% delle donne); al contrario non appaiono differenze di genere per la mobilità interna. L'area disciplinare di conseguimento del titolo differenzia invece significativamente la propensione alla mobilità: migrano con più frequenza i dottori dell'area Scienze Fisiche (22,7% verso destinazioni straniere e 14,3% in Patria), di Scienze Matematiche e informatiche, di Ingegneria industriale e informazione. La mobilità interna rimanda spesso alle dinamiche proprie del primo periodo universitario (iscrizione al corso di laurea), caratterizzato da consistenti spostamenti dal Meridione verso il Centro - Nord, non necessariamente formalizzati con cambi di residenza.

 

Maria Luisa Marino
(16 gennaio 2012)

 

 
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