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Il fallimento dei Branch Campus in Africa
 


La Suffolk University ha chiuso quest'anno la propria sede distaccata in Senegal, con una perdita di 10 milioni di dollari. Nato nel 1999 a Dakar per offrire un'istruzione superiore american-style, il branch campus ha ritenuto più semplice ed economico trasferire i 104 studenti iscritti nel campus di Boston piuttosto che continuare le lezioni in Africa.

Nell'ultimo decennio, altre università hanno seguito lo stesso percorso: la George Mason University ha lasciato gli Emirati Arabi Uniti due anni dopo l'apertura, ovvero prima ancora che la classe inaugurale potesse laurearsi; lo scorso anno hanno chiuso i battenti le 3 sedi distaccate (isola di Guam, Sri Lanka e Germania) della Troy University e la Michigan State University, che nella sede di Dubai non è riuscita a reclutare neppure un quarto degli studenti prefissati; la Texas Tech University programma la chiusura della sede tedesca entro il 2012.

Tali atenei sono stati costretti alla resa per non essere riusciti ad attirare un numero sufficiente di studenti e sviluppare un modello di business perseguibile. Secondo Jason Lane, studente di Internazionalizzazione dell'istruzione superiore alla State University di New York ad Albany, «negli ultimi dieci anni si è sviluppata una mentalità da "corsa all'oro", che ha spinto molti atenei a cercare di realizzare un branch campus a tutti i costi. Adesso, però, l'eccitazione si sta pian piano spegnendo».

È in controtendenza la Tanzania, dove la Kampala International University (KIU) si sta impegnando attivamente nella creazione di una sede distaccata a Dar es Salaam, capitale commerciale della Tanzania. Fortemente voluto dal presidente Jakaya Kikwete, il nuovo campus si aggiungerà a una rete di atenei regionali nell'Africa dell'Est, che si estende sino al Burundi, al Kenya e all'Uganda. L'ateneo si dice già pronto ad offrire corsi a distanza agli studenti che non potranno frequentare le lezioni.

 

 

Elena Cersosimo
(14 febbraio 2011)

(Fonte: "Boston Globe" del 12 ottobre 2011 e "Tanzania Daily News" del 22 ottobre 2011)

 

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