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Rivista Universitas 125
di Isabella Ceccarini
 


Il fil rouge di Universitas 125 è il rapporto tra università e impresa, elemento che si incontra in varie rubriche, a cominciare dal “Trimestre”, dove viene messo subito in evidenza il fatto che per troppo tempo i due mondi sono stati distanti tra loro: ormai è tempo che lavorino insieme per dare continuità alla formazione prima, e all’occupazione poi. L’Accordo Confindustria-Crui (siglato il 7 novembre 2011) si inserisce proprio nella logica di rafforzare questo dialogo. Un buon esempio in tal senso è Employability 2.0, un innovativo progetto interaziendale di formazione e lavoro della durata di due anni per l’occupazione di giovani con un brillante curriculum universitario. Nel 2009 l’allora facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Padova propose alle imprese del territorio veneto di affidare ai propri studenti di livello magistrale o dottorale delle consulenze junior per portare le scienze umane e la ricerca umanistica in impresa: nasceva così il Progetto Parimun (Partenariato attivo di ricerca impresa-università). Il Gruppo Loccioni è un esempio di impresa aperta ai giovani, creata nelle Marche, ma operante a livello globale in oltre 40 paesi: il suo obiettivo è creare sul territorio e diffondere nel mondo un modello imprenditoriale che sviluppi lavoro e conoscenza integrando idee, persone e tecnologie nello sviluppo di sistemi automatici di misura e controllo per migliorare la qualità, l’efficienza e la sostenibilità di prodotti, processi ed edifici. La ricerca universitaria deve essere vista anche come forza economica: in tale ottica, il fenomeno delle imprese spin-off della ricerca va considerato da una prospettiva ampia, per evitare il rischio di ridurre la ricerca universitaria a “semplice fattore di produzione”. Le Corporate Universities, ovvero le università d’impresa, sono finalizzate alla valorizzazione delle risorse umane e del patrimonio di conoscenze acquisite negli anni dalle singole aziende. Il fenomeno è piuttosto diffuso a livello internazionale e soprattutto negli Stati Uniti, dove fu avviato per la prima volta oltre 50 anni fa. In Italia lo scenario è diverso: il loro scopo primario non consiste nel rilascio di un titolo – che peraltro nemmeno potrebbe avvenire in assenza del loro inserimento nel sistema formativo nazionale – ma si limita allo sviluppo di abilità e competenze dei propri dipendenti per migliorare le strategie di produzione e di mercato.
“Ieri e oggi” ospita una relazione di Sergio Pininfarina – che venne pubblicata nel n. 35/1990 di “Universitas” – in cui egli parlava del rapporto tra università e industria in un mondo che cambia. Gli abbiamo chiesto quali fossero oggi le sue opinioni: l’8 giugno scorso – un mese prima della sua scomparsa – ci ha inviato uno scritto che dimostra ancora una volta la lungimiranza e l’apertura mentale di un uomo che ha portato l’industria italiana al successo mondiale.
«L’Università fa decollare il territorio?», è la domanda che pone un articolo nella rubrica “Note italiane”. Se è vero che le università possono aiutare le loro città e le loro Regioni a diventare più innovative e competitive sul piano globale, tale rapporto è tanto più strategico quando il governo centrale riduce i finanziamenti agli atenei: un’ipotesi che è stata oggetto di uno studio dell’Ocse in varie parti del mondo.
Per approfondire questi argomenti e leggere gli altri temi presenti in “Universitas” n. 125, scaricare la rivista.
27 luglio 2012
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