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Il patchwork mediale. Comunicazione e informazione fra media tradizionali e media digitali
Lella Mazzoli
 


Franco Angeli, Milano 2011, pp. 144
Come cambiano le abitudini informative degli italiani nell’era di Internet? Come mutano i processi socio-culturali nella fase della connettività diffusa? Che peso hanno i nuovi media nella formazione dell’opinione pubblica? Quanto incidono i nuovi format informativi della rete nelle strategie di comunicazione mainstream? Sono alcuni dei quesiti cui Lella Mazzoli (direttore del Dipartimento di Scienze della Comunicazione e del Laboratorio di ricerca sulla comunicazione avanzata dell’Università di Urbino “Carlo Bo”) cerca di fornire risposte puntuali, benché la communication research sia segnata da mutamenti sempre più rapidi.
L’autrice ripercorre le problematiche più significative al centro degli studi sul newsmaking e sui media, che offrono spunti di riflessione molto attuali. La modernità è caratterizzata da un’accelerazione tecnologica vorticosa, dal mutamento costante dei processi socio-culturali, da modalità di fruizione dei nuovi media in costante divenire, dall’apparizione di nuove forme di socializzazione, che vedono nei social network, nei tablet, negli smartphone piattaforme comunicative sempre più efficienti e operative. Una modernità segnata da una virtualità diffusa e dal dominio delle tecnologie: per questa ragione l’autrice fa riferimento al concetto di tardo-modernità, «connotata dall’arrivo di grandi tecnologie (o meglio perfezionamenti di grandi scoperte). Internet e tutto ciò che a essa si collega, dalla posta elettronica, alla ricerca con i grandi motori, ai siti di social network, a tutto il web 2.0 e al cloud computing (nuvola informatica)».
Queste tecnologie hanno cambiato le abitudini informative degli italiani. E allora: «Come cambia, con l’avvento di questi nuovi mezzi, l’opinione pubblica? O per meglio dire, come si forma l’opinione della gente? Hanno ancora forza i media di massa tradizionali (mainstream) o l’hanno di più quelli meno programmati e ingessati come è la rete?».
Nel primo capitolo Mazzoli analizza la modernità in relazione all’evoluzione dei media, sulla scorta di alcuni autori di riferimento, come Benjamin, Simmel, Luhmann. L’obiettivo è «comprendere i comportamenti comunicativi dell’uomo in quanto soggetto che da blasé a flâneur annoiato o stupefatto dagli eventi della modernità (siamo agli inizi del Novecento) diventa sempre più informato, ricco di notizie». McLuhan è il protagonista del secondo capitolo del volume: le varie teorie comunicative vengono passate in rassegna per consentire al lettore di acquisire i significati insiti nell’evoluzione della comunicazione di massa. Fino alla fase presente, in cui la pluralità delle fonti di informazione richiama l’immagine del patchwork, del puzzle, del mosaico, in cui ciascun attore ha la possibilità di apportare il proprio contributo al villaggio globale dell’informazione. In primo piano vi sono i rapporti tra i media e la comunità di riferimento, il passaggio dai media tradizionali alla rete partecipativa, il connubio tra reti sociali e reti comunicative, la forza dei legami deboli. L’identità degli attori comunicativi contemporanei viene analizzata dai ricercatori del Laboratorio di ricerca sulla comunicazione avanzata dell’Università di Urbino “Carlo Bo”, che (coordinati dall’autrice) hanno realizzato una ricerca volta a individuare gli usi e consumi informativi degli italiani e finalizzata a comprendere quale influenza hanno i media mainstream rispetto alla rete.
I risultati della ricerca forniscono una prima conclusione significativa: se la tv conserva il monopolio dell’informazione e i giornali mantengono il proprio appeal sugli utenti, Internet stenta ad affermarsi. E si scopre che sono sempre i media tradizionali ad essere i più seguiti dagli italiani, nonostante l’ascesa costante della rete: a un’analisi approfondita si rileva che la televisione è l’organo di informazione più gettonato, ma soprattutto ritenuto più autorevole e influente nella determinazione delle opinioni. Internet figura all’ultimo posto fra i mezzi di comunicazione presi in considerazione dalla ricerca; invece negli Stati Uniti la rete ha già superato per gradimento e consumo radio e giornali. Ciò non significa che gli italiani si limitino all’utilizzo di una sola fonte informativa: oltre la metà del campione interpellato utilizza contemporaneamente fonti online e offline, mentre poco meno della metà dichiara di utilizzare cinque o più mezzi di comunicazione: in particolare radio, tv locali e nazionali, emittenti all news, stampa locale e nazionale, Internet.
Secondo la ricerca, adulti e anziani si informano con maggiore frequenza e assiduità rispetto ai giovani. Si evidenzia così un nuovo modo di fruire l’informazione, che nel caso dei giovani è meno sistematico e più opportunistico: «a puzzle», puntualizza Mazzoli, che allo stesso tempo avverte che «il costante divario generazionale e quello riguardante le differenze di comportamento fra possessori di titoli di studio medio alti e medio bassi deve tuttavia suonare come un campanello d’allarme per i policy maker». Chi attinge online news (poco più della metà della popolazione, ma quasi tutti compresi nella fascia tra 18 e 29 anni) si informa tramite portali Internet in grado di convogliare le notizie; sovente si utilizzano fra i due e i cinque siti web per avere informazioni, meno di frequente si attingono notizie da conoscenti o gruppi partecipativi presenti su Facebook (compresi parenti e amici personali).
I cosiddetti online news consumer sono più critici nei confronti del sistema dei media: soltanto la metà di loro accorda piena fiducia alla televisione. Infatti si ritiene che la gran parte degli organi di informazione siano schierati e che esistano reali fenomeni di censura o di omissione volontaria di notizie importanti. Altra tendenza interessante: anche in Italia l’informazione inizia a divenire mobile, personalizzata e partecipativa: «per cui, se in linea teorica la diffusione di piattaforme online sembra portarsi ancora dietro il sogno (o il mito) di una rete davvero globale, democratica e integrata, dal punto di vista pragmatico, la possibilità di costruire peer network potenzialmente illimitati spesso si traduce nella trasposizione online di soggetti, pratiche, linguaggi, simpatie e antipatie già presenti offline, così come nel rafforzamento di dinamiche relazionali consolidatesi fuori della rete».
Si avvera la profezia di McLuhan, che ha il merito di aver preconizzato l’avvento del villaggio globale dell’informazione? Probabilmente sì. Rimane da capire se ad animare questo immenso villaggio sia una comunità dinamica, integrata, democratica, o se al contrario esso continui ad essere regolato da lobby di potere. Per questo Mazzoli ritiene «che sia abbastanza efficace la metafora del patchwork per descrivere con un’immagine il consumo di informazione in Italia: tanti pezzi messi insieme dagli utenti per costruire un quadro completo dal punto di vista degli stessi utenti, che già per questo possiamo considerare attivi. Forse in questo patchwork sono ricorrenti dei motivi dominanti che sono ancora quelli dei processi mainstream? Questo rimane un quesito aperto per il futuro».
Andrea Lombardinilo
 
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