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Rapporto Ocse sull’economia italiana: l’università può contribuire allo sviluppo
 


OECD Economic Survey of Italy 2013 esamina la recente evoluzione economica del nostro Paese, focalizzando le sfide per rafforzare le finanze pubbliche, stimolare la crescita e ridurre la disoccupazione.

La parola d’ordine è proseguire con le riforme avviate nel 2012. Tra le raccomandazioni primeggia il ruolo della politica educativa per migliorare la transizione formazione-lavoro in direzione della flexsecurity, potenziando il capitale umano e allontanando lo spettro della disoccupazione giovanile. Un fenomeno, che in Italia – ha sottolineato Angel Gurría, Segretario Generale dell’OCSE – ha penalizzato maggiormente proprio il segmento della popolazione che rappresenta il futuro e che, in netto contrasto con altri Paesi più industrializzati, interessa maggiormente i laureati in età 25-34 anni rispetto ai diplomati della scuola secondaria superiore della stessa fascia di età: segno che il nostro sistema universitario, nonostante le riforme che l’hanno interessato, non fornisce ai giovani le competenze richieste dal mondo produttivo.

Meno della metà degli studenti che fanno il loro ingresso all’università riesce a laurearsi e di essi solo un quarto lo fa nei termini previsti.
In particolare si raccomanda:
–      una più ampia selezione all’ingresso universitario per ridurre i drop out e migliorare la qualità del servizio formativo offerto;
–      l’inserimento nei percorsi formativi di incentivi, che favoriscano una più rapida conclusione degli studi;
–      la razionalizzazione dei corsi offerti con maggiore attenzione ai legami con il mercato del lavoro;
–      la meritocrazia nelle assunzioni universitarie e la separazione delle funzioni manageriali;
–      più significative azioni a favore dell’autonomia universitaria; viene dato atto però che l’istituzione dell’ANVUR recepisce i suggerimenti forniti dal precedente Rapporto OCSE;
–      una maggiore partecipazione studentesca ai costi effettivi del servizio – in relazione ai benefici parzialmente privati che ne derivano – con progressivo aumento delle tasse universitarie, affiancato da un efficace sistema di prestiti e di borse di studio per ridurre le diseguaglianze economiche.

Analogamente, per superare le debolezze in campo innovativo, viene suggerita una strategia politica a lungo termine, che introduca incentivi per migliorare la cooperazione tra il mondo imprenditoriale, università e altre istituzioni di istruzione terziaria e di ricerca, e che indirizzi verso i progetti più innovativi gli scarsi finanziamenti pubblici (1,3% del Pil, corrispondente a circa la metà della media OCSE che ci avvicina invece agli stanziamenti delle economie emergenti).
 
Maria Luisa Marino
(15 maggio 2013)
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