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Milano-Bicocca e l’università in carcere: studenti e detenuti studiano insieme
 


Realizzare un vero e proprio polo universitario in carcere, aiutare gli studenti a conoscere una realtà difficile con obiettivi di crescita personale e contribuire alla formazione e al futuro reinserimento sociale dei detenuti. È questo l'obiettivo principale dell'accordo di collaborazione firmato tra l'Università degli Studi Milano-Bicocca e il Provveditorato Regionale dell'Amministrazione Penitenziaria (PRAP) per la Lombardia il 28 giugno 2013.

UNIVERSITAS ha rivolto alcune domande ad Alberto Giasanti, docente di Sociologia del diritto e del mutamento sociale nel Dipartimento di Sociologia e Ricerca sociale della Bicocca, nonché membro responsabile della commissione paritetica Bicocca-PRAP.

 

Come nasce la volontà di stipulare un accordo per lo sviluppo di attività scientifiche, culturali e didattiche in alcuni istituti penitenziari della Lombardia?

L'attività negli istituti penitenziari non è nuova, ma consolida un'esperienza pregressa fatta di anni di attività e formazione nelle strutture oggetto dell'accordo. Nell'ottica di un'apertura dell'Università al territorio, l'accordo è l'elemento che consente alla Bicocca di svolgere una formazione universitaria a tutto tondo, cercando di arrivare anche alle realtà sociali più difficili. La formazione universitaria che l'accordo propone è rivolta principalmente agli studenti che sono in carcere, e ne abbiamo parecchi. I corsi si svolgeranno sia all'interno degli istituti penitenziari che, conformemente alle decisioni della magistratura, all'esterno di essi.

 

È la prima iniziativa di questo genere nata in Italia?

Non è una novità, ma ha degli elementi in più che la possono contraddistinguere dalle altre iniziative. Spesso, quando si parla di formazione ai detenuti, si intende l'aspetto prettamente "esterno" dell'insegnamento, ovvero facilitare al detenuto la frequentazione di corsi universitari (che è un suo pieno diritto). In questo caso, invece, è l'università che viene incontro alle esigenze dei detenuti e organizza corsi ad hoc nelle strutture penitenziarie, alle quali possono partecipare anche studenti della Bicocca. A me piace parlare di "università in carcere" e credo sia questo l'elemento che contraddistingue tale iniziativa.

 

Quali sono le finalità e su quali attività si concretizzerà l'accordo raggiunto?

Io credo che, nella contaminazione dei due mondi (detenuti ed esterni), il rapporto fra esperienze all'esterno e all'interno sia molto significativo. Penso soprattutto alla crescita personale degli studenti esterni che vanno in carcere e che entrano in contatto con un mondo conosciuto solo tramite i media o i racconti terribili di chi vi ha passato esperienze traumatiche. Io sono convinto che l'esperienza in carcere apra la mente. Per i detenuti, invece, lo scambio relazionale è un modo concreto per sentirsi vivi e non lasciarsi deprimere dal passare del tempo. Ottenere un titolo di studio come la laurea è un bel traguardo. L'esperienza in carcere deve diventare un elemento forte di inclusione sociale, capace di fornire le giuste prospettive per il futuro. Sulle attività posso dire che saranno attivati corsi didattici tipici della nostra offerta formativa. Ai detenuti, oltre ad essere garantito il diritto di frequentare corsi all'esterno, saranno semplificate le procedure di iscrizione e saranno replicati corsi che di solito vengono svolti in sede universitaria. I corsi in carcere sono aperti agli studenti di tutte le facoltà; in più sarà possibile svolgere stage e tirocinio all'interno delle strutture. Infine, a tutto il personale penitenziario verrà data la possibilità di frequentare corsi di formazione e di aggiornamento in grado di migliorare le competenze professionali di ciascuno.

 

Il ministro Carrozza è al corrente di questa iniziativa?

Non ancora, ma intendiamo portarla a conoscenza molto presto. L'Accordo attiva il Protocollo d'Intesa tra Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca e Ministero della Giustizia sulla "Istruzione e formazione negli istituti penitenziari", firmato il 23 ottobre 2012 dagli ex-ministri Francesco Profumo (MIUR) e Paola Severino (MGIU).


 


Danilo Gentilozzi
(11 luglio 2013)

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