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Indagine She Figures 2012 - Commissione europea: poche donne attive nell'ambito della ricerca scientifica
 


La quarta edizione del Rapporto triennale She figures 2012. Gender in Research and Innovation - Statistics and Indicators evidenzia come le donne siano ancora sottorappresentate nell'ambito della ricerca scientifica in Europa: solo un terzo degli addetti è di sesso femminile e la proporzione scende a meno di un quarto per quanto concerne l'occupazione. In ambito universitario, le studentesse (55%) e le laureate (59%) hanno ormai numericamente superato i colleghi maschi, ma - nella media UE - è donna solo il 10% dei rettori, il 20% dei docenti universitari, il 33% dei ricercatori e ancor meno dei membri degli organi decisori. Sono invece le più occupate in attività scientifiche a part-time, un ulteriore ostacolo per raggiungere posizioni apicali.

Una sottorappresentazione - specialmente nei settori della scienza e dell'ingegneria - che determina un fenomeno denominato leaky pipeline (ovvero conduttura che perde), considerato che proprio "goccia a goccia" le donne abbandonano i percorsi di carriera, scontrandosi con una barriera ideale (glass ceiling, il soffitto di cristallo), derivante «da una complessa interazione di strutture nell'ambito di organizzazioni a dominanza maschile», che di fatto rendono più difficoltoso alle donne l'accesso alle posizioni di responsabilità.

In particolare viene segnalato che nei 27 Stati UE:

· il tasso dell'occupazione femminile ha complessivamente raggiunto nel 2010 il 45% e se le donne laureate hanno quantitativamente superato (53%) i colleghi occupati come professionisti o tecnici, solo una su tre (32%) ha svolto attività di ricerca o da ingegnere; gli uomini prevalgono tra gli studenti di dottorato e tra i possessori di un titolo PhD (ad eccezione del Portogallo che conta al riguardo il 62% di presenze femminili);

· nonostante la proporzione delle ricercatrici sia cresciuta più rapidamente di quella maschile (+5,1% l'anno nel periodo 2002-2009 rispetto al 3,3% degli uomini), la loro presenza è più forte nel settore pubblico che in quello privato (solo il 19% nell'ambito delle imprese aziendali). Fanno eccezione Italia, Portogallo e Cipro dove la componente femminile è superiore a quella maschile nel settore non profit;

· l'entità e la distribuzione della componente femminile variano a seconda della fascia di età e dei settori disciplinari interessati: maggiore nell'area sociale, medica e letteraria rispetto a quella tecnologica.

L'indagine, curata dal Directorate General for Research and Innovation of the European Commission in cooperazione con il Gruppo Donne e Scienza di Helsinki e il suo sottogruppo di corrispondenti statistici è stata estesa - in aggiunta ai 27 Stati membri - a Croazia, Macedonia, Islanda, Israele, Norvegia, Svizzera e Turchia.


 

Antonella Lorenzi
(26 settembre 2013)

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