Editori Internazionali Riuniti, Roma 2012, pp. 284, 16,90 euro
«L’università è un sistema di potere e il potere non è semplicemente una relazione interpersonale, bensì una relazione sociale» afferma Giulio Palermo, ricercatore di Economia politica nell’Università di Brescia e autore di questo saggio molto critico in cui vuole analizzare «i rapporti di potere all’interno dell’università e il modo in cui tali rapporti condizionano la produzione scientifica e, più in generale, l’assolvimento delle funzioni economiche e sociali dell’università».
L’Autore sviluppa una concezione radicale, d’ispirazione marxista, soffermandosi sui meccanismi che conferiscono potere a determinati soggetti e che riproducono nel tempo le relazioni di potere esistenti. All’interno di questa concezione – secondo l’Autore – «l’università baronale italiana diventa un sistema di potere, in cui il reclutamento per cooptazione condiziona l’intera vita universitaria, ben al di là del semplice momento concorsuale».
Nel saggio, Palermo non si occupa degli «atti illeciti, più o meno gravi e diffusi, che ricevono attenzione da parte di giornalisti e magistrati. Ma di tutti gli altri: quelli che riguardano il normale funzionamento dell’università e che non sono mai veramente affrontati in sede scientifica, né tanto meno politica. Il problema dell’università non sta nelle sue distorsioni, ma nei suoi meccanismi ordinari di funzionamento e di riproduzione».
La prima parte del volume si apre con un’analisi storica del ruolo della cooptazione, volta a «mostrare il carattere essenziale, e niente affatto accidentale, di questa pratica di reclutamento». Secondo Palermo, la storia del sistema universitario italiano mostra come le «forme di cooptazione si siano adeguate all’evolvere degli obiettivi economici e sociali dell’università e dei mutevoli rapporti di forza tra i vari attori in campo». La cooptazione emerge «come elemento di continuità e di stabilità nei rapporti accademici e come fattore di condizionamento dell’intera vita accademica».
Nella seconda parte del volume l’Autore prosegue nella sua analisi del fenomeno cooptativo, approfondendo i meccanismi attuali di reclutamento e di carriera: si parte dal concorso pubblico, con la tendenza a privilegiare i candidati locali nei concorsi, alle elezioni dei commissari, oltre ad analizzare il particolare e articolato rapporto di potere cooptatore-cooptando.
La terza e la quarta parte sono dedicate alle diverse concezioni del potere esistenti nelle scienze sociali e alla disamina della letteratura sul potere utilizzata per interpretare i rapporti universitari secondo le diverse concezioni teoriche esistenti.
La conclusione, per Palermo, è piuttosto amara: «Il confronto critico tra posizioni diverse è una pia illusione nell’università baronale. Il sistema riproduce solo se stesso, con le sue correnti di pensiero e le sue rivalità interne e tra squadre accademiche, premiando i docili servitori intellettuali delle diverse cause teoriche, in proporzione al potere di ciascuna famiglia feudale. L’effetto finale è la perdita della dimensione critica nella ricerca scientifica, un forte conservatorismo culturale e l’autoreferenzialità del sistema accademico di produzione del sapere».
Luca Cappelletti