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Facoltà di Medicina: pochi iscritti e sempre meno medici
 


Nonostante l'aumento di posti nelle università (dai 9.500 dell'anno accademico 2010-2011 agli 11.000 del 2011-2012), le facoltà di Medicina sono sotto osservazione per tre circostanze: stanno calando gli iscritti all'Ordine dei medici e degli odontoiatri; stanno andando in pensione molti docenti; l'età media dei camici bianchi è di 56 anni, con una percentuale molto alta di personale prossimo alla pensione: 17.000 nel giro di cinque anni, secondo le stime del Piano sanitario 2011 - 2013, approvato a gennaio dal Consiglio dei Ministri (Corriere della Sera, 20 aprile 2011).

Una Regione che, di recente, ha sollevato il problema è la Lombardia. Tutto è nato dalle stime sul futuro dei medici, che entro il 2015 saranno 7.600 in meno, e dal numero di posti messo a disposizione dal Miur nelle Scuole di Specializzazione della Lombardia (750). Il governatore Roberto Formigoni ha affermato che tale numero è insufficiente a coprire i buchi che si formeranno nei prossimi anni e che servirebbero 500 posti in più all'anno (Corriere della Sera, ed. Lombardia - Milano, 10 aprile 2011). Per questi motivi la Regione ha avviato un tavolo di consultazione con i presidi delle sei facoltà di Medicina lombarde per cercare di risolvere il problema della carenza di personale.

Un ulteriore problema, sollevato dall'assessore alla Sanità Bresciani, riguarda il numero chiuso e il test d'ingresso a Medicina, che penalizzano in modo eccessivo l'immatricolazione degli studenti e ne causano l'esiguità. L'anno scorso 90 mila aspiranti dottori hanno sostenuto in tutto il paese il test d'ingresso, per soli 8.755 posti disponibili.

L'idea dell'assessore lombardo prevede la creazione di un percorso alternativo per non perdere gli studenti che non riescono a superare il test d'ingresso. Accanto a quello tradizionale, con il numero chiuso e i corsi finanziati dallo Stato, ce ne sarebbe uno riservato a chi non supera il test, con studenti che possono ugualmente frequentare la facoltà pagando di tasca propria la totalità delle spese e senza gravare sul sistema pubblico (Il Giornale - Milano, 21 aprile 2011). In questo secondo caso, le stesse aziende ospedaliere dovrebbero finanziare i propri studenti, potendo godere di un sistema di defiscalizzazione quale incentivo per investire nella formazione universitaria (Libero - Milano, 22 aprile 2011, leggi l'articolo sul sito dell'Inail). 

Il problema è sostanzialmente numerico: la Lombardia oggi può contare su 1257 posti disponibili per le matricole in Medicina contro le 1500 del Lazio, regione che ha 4 milioni di abitanti in meno. Il rischio è creare in una stessa facoltà studenti di serie A e studenti di serie B.

Sulla carenza di docenti, il preside della facoltà di Medicina della Statale di Milano Virgilio Ferruccio Ferrario ha già avvertito che, solo nella sua facoltà, entro il 2015 andranno in pensione almeno 73 docenti.

Se è insufficiente il numero di iscritti a Medicina e di medici, è in costante aumento il numero di medici stranieri in Italia (+ 30% negli ultimi dieci anni, 14.737 attuali). I più numerosi sono i tedeschi (1.070), seguiti dagli svizzeri (868) e dai greci (864). Secondo l'Associazione di medici di origine straniera (Amsi), nei prossimi sette anni questi numeri sono destinati ad aumentare, fino ad arrivare al 40% di presenza nel nostro territorio. Circa l'80% dei medici stranieri lavora nel privato: questo perché senza la cittadinanza i medici extracomunitari non possono partecipare ai concorsi pubblici (Italia Oggi, 27 aprile 2011).


Sulla carenza di medici prevista entro il 2015, Universitas ha già trattato nell'articolo Necessario aumentare i posti nelle facoltà di medicina, pubblicato ad inizio aprile.

 
 
Danilo Gentilozzi

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