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Nuove strategie per l’istruzione superiore in Africa
Universitas n. 115
 


Il numero 115 di Universitas affronta, con una serie di preziosi contributi, una tematica di grande attualità: il sistema d'istruzione superiore in Africa. Ci siamo ormai assuefatti all'idea di un'Africa povera e affamata, infestata di guerre interne e di una corruzione dilagante. Eppure l'Africa non è solo questo. I media si concentrano molto su questi aspetti negativi trascurando altri dati: nel 2009 il continente africano è stato tra i maggiori motori della crescita economica mondiale, dopo Cina e India; sempre nel 2009. In due terzi degli Stati africani c'è stato un netto miglioramento nei servizi e beni pubblici forniti alla popolazione (Sergio Paleana, Africa, una realtà diversa, pp. 2-3).

Per la direttrice della Banca Mondiale, Ngozi Okonjo Iweala, il continente africano sta diventando terreno propizio per gli investimenti di numerose altre regioni del mondo. Ne sa qualcosa proprio la Cina, che ha aumentato di molto la sua presenza in Africa negli ultimi anni. La presenza della Cina nel continente africano non è nuova, perché già durante l'epoca della Guerra fredda essa ha esercitato un ruolo cruciale negli affari politici africani. Gli obiettivi della diplomazia cinese in terra africana sono: l'acquisizione delle materie prime, l'apertura di nuovi mercati emergenti e il sostegno africano nelle istituzioni internazionali. La Cina, controllando la politica degli Stati africani, acquisisce maggiore stabilità internazionale; dal canto loro, gli africani sono ben contenti di avere questa speciale protezione, perché vedono nella Cina un partner molto più affidabile dei paesi occidentali e un sostegno economico maggiore per superare le difficoltà economiche endemiche di molti Stati africani (Manuela Borraccino, La Cina alla conquista dell'Africa, pp. 5-7).

Il congolese Jean-Léonard Touadi, giornalista e deputato italiano alla Camera dal 2008, vede con speranza la pacificazione di alcune regioni del continente africano, specialmente gli scenari di aspri combattimenti fratricidi degli ultimi anni (Liberia, Sierra Leone, Ruanda ecc.), e la crescita economica del continente grazie alla presenza cinese, capace di riagganciare l'Africa ai flussi finanziari mondiali mediante un serio investimento sulle infrastrutture. Tuttavia ritiene che la presenza cinese comporti qualche criticità: la Cina, a differenza dell'Europa e degli Stati Uniti, non chiede il rispetto dei diritti umani e, non essendo una democrazia, non chiede ai regimi africani di diventarlo (Manuela Borraccino, Un'altra idea di sviluppo e di economia: intervista a Jean-Léonard Touadi, pp. 8-10).

La povertà, in Africa, dipende principalmente dalla mancanza di istruzione. C'è un'alta percentuale di analfabetismo e le risorse finanziarie per sostenere il sistema d'istruzione sono insufficienti. Gli organismi internazionali si sono spesso disinteressati del problema o, come la Banca Mondiale, hanno ritenuto inutile finanziare le strutture d'istruzione superiore, a tutto vantaggio del sistema primario. La politica della Banca Mondiale ha mutato indirizzo solo agli inizi del Duemila, quando si è capito che l'istruzione superiore deve essere privilegiata quale investimento strategico per la formazione di capitale umano in grado di dare impulso all'economia dei singoli Stati (Pier Giovanni Palla, Raffaella Cornacchini, Le politiche della Banca Mondiale, pp. 14-16).

Sulla base di questa politica, tutto il resto del mondo si è mobilitato per aiutare il sistema universitario africano: la Germania ha avviato una serie di programmi di cooperazione per migliorare la formazione accademica e la ricerca scientifica; la Conferenza dei Rettori delle università fiamminghe ha sviluppato un programma per la cooperazione allo sviluppo, il VLIR-UOS; l'Unione Europea, tramite il progetto Erasmus Mundus Access to success: Fostering Trust and exchange between Europe and Africa, ha contribuito alla cooperazione interistituzionale con riferimento alla mobilità degli studenti e dello staff accademico; la Comunità dei Paesi di lingua portoghese ha predisposto aiuti concreti in campo socio-economico e culturale per alcuni paesi africani di lingua portoghese, con il ruolo principale nella cooperazione che è spettato a paesi quali il Portogallo e il Brasile; gli Stati Uniti hanno intessuto programmi di cooperazione interuniversitaria con atenei africani avviati e finanziati da agenzie, fondazioni e istituzioni pubbliche e private (Maria Luisa Marino, Iniziative di aiuto alle università, pp. 17-24).

Per Florence Achieng Oloo, vicerettore della Strathmore University di Nairobi, la priorità dei singoli governi nazionali dovrebbe essere data alla qualità della docenza e dei programmi dei corsi, all'internazionalizzazione dei curricula e alla creazione di centri di eccellenza, nonché ad un potenziamento delle infrastrutture. Alla grande massa di iscrizioni non corrisponde, infatti, un'elevata qualità dell'insegnamento universitario. Serve un sostegno finanziario dall'estero, ma questo deve essere un aiuto concreto, che non sia solo in denaro ma che, ad esempio, comprenda il trasferimento di competenze, la collaborazione nel campo della ricerca, la cooperazione nell'insegnamento, nell'interscambio tra docenti e studenti (Manuela Borraccino, Kenya/Parole chiave: innovazione e imprenditorialità, intervista a Florence Oloo, pp. 28-29).

L'Africa non è senza speranze. È un continente ospitale, educato, spirituale e amante della musica. Il libro di Richard Dowden "Africa: Altered States, Ordinary Miracles" è una meravigliosa panoramica sul continente africano. In esso, l'autore non esita ad affermare che sono i media, spesso e volentieri, a consegnarci soltanto l'immagine di un territorio disastrato da guerre e carestie e che invece è in perenne cambiamento (Martyn Drakard, L'Africa non è senza speranze, pp. 32-33).
 
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